Acquadolce

Acquadolce

Nigeria, sesto giorno del sesto mese. Saachi, sesta di otto figli, aspetta una bambina dal suo amato Saul. Il secondo, dopo Chima di tre anni. Intorno al feto svolazzano spiriti, gli “ognanje”, per prendere dimora in quel corpicino appena nato. Una volta aggrappati a quella piccola e paffuta creatura, restano aperte le porte, il cerchio non si chiude, gli spiriti sono continuamente risucchiati verso casa e restano intrappolati in quel corpo. Alla piccola viene dato il nome di Ada, dal significato sacro e profondo perché legato alla dea Ala, la terra. E dalla terra passano il sangue e le tradizioni. La piccola mostra da subito il suo carattere, forte e deciso, irrequieto per la presenza degli spiriti dentro di lei. Spiriti che non le danno pace, soprattutto la notte. Ada riesce a trovare un modo per uscire dai suoi incubi, nonostante il suo carattere capriccioso prenda in continuazione il sopravvento, guidato degli spiriti. Quegli stessi spiriti che avviano un processo di distruzione della famiglia che li porti finalmente a casa: la sorellina di Ada è vittima di un incidente stradale e lei si sente profondamente in colpa per non essere stata capace di proteggerla. Gli spiriti l’hanno sfiorata ma lei è viva, è più forte di loro. Saachi, invece, sembra crollare sotto il peso della fatica e delle responsabilità, fino a quando decide di andare via, lasciando i suoi figli andare in pezzi...

Acquadolce, romanzo d’esordio della nigeriana Akwaeke Emezi, è costruito su una solida base autobiografica: Emezi, come la protagonista, ha studiato negli USA e ha sofferto di disforia di genere (oggi si definisce una persona senza genere, “trans, non binaria e plurale”). Di madre malese e padre nigeriano di etnia Igbo, l’autrice racconta le sue radici culturali, lontane da quelle occidentali tanto da apparire incomprensibili. Ma soprattutto di esperienze soggettive che non possono essere assolutizzate. Ada, in balìa degli spiriti, riesce ad identificare e a dare loro un nome: Smoke e Shadow, che si nutrono delle azioni di autolesionismo come forme di sacrificio; Asughara, che rappresenta il desiderio sessuale femminile e Saint Vincent, che ne rappresenta il maschile; Yshwa, il Risorto che prova in tutti i modi a salvarla. Una lotta continua tra bene e male, tra corpo e anima. In questa dicotomia, finché non troverà il suo posto nel mondo, la sua verità, non potrà essere salva. Ada rappresenta la fatica di ogni essere umano in lotta con i propri demoni, alla ricerca della propria identità, fatto di relazioni e legami forti (da quelli familiari a quelli amorosi). Un racconto affascinante e complesso, ricamato attraverso una prosa leggera e tagliente al tempo stesso, che trasuda immagini forti, emozioni e sensazioni profonde, anche per l’originalità e lo spessore della storia. Un romanzo davvero potente ed ammaliante.



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