Ad occhi chiusi

Ad occhi chiusi

Bari, novembre 2001. L’affermato avvocato penalista barese Guido Guerrieri, uomo di sinistra con grande olfatto, occhiali al cinema e in auto, suoneria cellulare personalizzata con “Oh Susanna”, borse e rughe apparse in volto, si tiene in forma in palestra o a casa colpendo il Sacco (da pugilato). Da qualche mese ha smesso di fumare ed è ormai serenamente separato da Sara (non avevano figli), convivente (due piani sotto) dell’analcolica Margherita. Accetta un incarico rischioso: deve assistere come parte civile Martina Fumai, magra graziosa trentacinquenne con problemi psichiatrici, maltrattata e perseguitata dall’ex, un balordo famoso medico, già picchiatore fascista, figlio di un presidente di sezione di Corte d’Appello, ricco e potente, a sua volta difeso dallo stronzo dannatamente bravo Dellisanti. Aiuta la ragazza, pure nascondendola, una strana suora, alta istruttrice di boxe cinese, di Wing Tsun e di altre arti (cedevolezza e paradosso), violentata da bambina (quando era Angela), diretta veloce brusca aggressiva affascinante, presentatagli dal basso utile ispettore Tancredi. Guido non ha più molti amici, Margherita qualche amica lesbica. Per Natale lui le regala una bicicletta elettrica, lei gli trova una sedia a dondolo. Importante è anche il rapporto con il sostituto procuratore Alessandra Mantovani. E a fine anno arrivano gli auguri del maestro senegalese Thiam, difeso con successo qualche tempo prima. Il ritmo incalzante dell’aspro processo nell’aula di tribunale scandisce i mesi successivi fino a un epilogo drammatico, il primo aprile 2002, foriero di conseguenze per tutti. Non sempre ci si butta col paracadute, a occhi chiusi…

Secondo bellissimo premiato vivido romanzo della serie Guerrieri per Gianrico Carofiglio, che allora era magistrato e scelse di proseguire il noir processuale giudiziario. Non si parte da un omicidio (o femminicidio che sia), le scene dei crimini sono perlopiù evocate nelle udienze e nei dibattimenti, accanto a colpevoli e vittime ci sono avvocati di parte e apparati di giustizia. La narrazione è ancora in prima persona, con brevi incursioni in corsivo sulle angherie subite da Angela e sulla sua, di reazione. Il protagonista è meno cinico, ha acquisito difficoltà a dire bugie e abbandonato le sigarette, non frequenta più le coppie consuete ma ha consolidato sia il rapporto con Margherita (convivente due piani sotto) e Alessandra (verso la direzione Antimafia di Palermo), che il suo sentirsi progressista. I clienti ladri e truffatori sono solo un ricordo, appare sempre meno capace di mentire o di tradire. Soffre ancora di vertigini (come da bambino) ma affronta con decisione ogni sua fragilità e mediocrità. Guerrieri è lentamente entrato nel cuore di lettrici e lettori, si era già creata un’attesa per il personaggio e per la sua evoluzione più che per i suoi tic, una complessità diversa a ogni avventura. Cresce la cura per cibi e vini, segnalo gli spaghetti con fagioli e bottarga con bianco siciliano di 14 gradi. Citati molti libri, tanti grandi film, vari bei pezzi rock (Albinoni accanto a Jim Morrison).



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