Ada o ardore

Ada o ardore

Ada e Van si conoscono ad Ardis Hall, in una regione dell’Antiterra denominata Estotiland orientale. Lui ha 14 anni, lei 12; condividono nobili e complicate genealogie e ancora più complessi e ambigui sono i rapporti tra i loro genitori. Fra giochi e provocazioni, nasce tra i due adolescenti una storia d’amore che presto rivela tracce evidenti di erotismo: trascorrono così insieme una stagione di delizie. Magnetici eppur sfuggenti, Ada e Van si perderanno alla fine dell’estate, senza immaginare di essere destinati a ritrovarsi qualche anno più tardi e poi ancora trentenni e cinquantenni in altri luoghi del pianeta. Mentre Ada è impegnata a esplorare i giocosi confini dell’erotismo, incosciente di infrangere i tabù, Van vive molte vite: insegue il suo sogno di scrittore e si arrovella sulla stesura di una novella in forma di trattato sul Tempo (e scrive lettere ad Ada e note sulla loro storia); diventa celebre come acrobata e fantasista; comincia a insegnare. E periodicamente riconquista Ada in mille modi: duelli, gelosie, ancora eros. Fra una riconciliazione e l’altra, accadono fatti tragici e si sviluppa, struggente e magica, una storia d’amore diversa da tutte le altre…

“Tutte le famiglie felici sono più o meno diverse fra loro; le famiglie infelici sono tutte più o meno uguali”: l’incipit di questo romanzo ricalca senza nasconderlo, anzi parodiandolo, l’inizio di Anna Karenina. Non è l’unico riferimento letterario per un’opera intricata che si svolge in un tempo che è “non più” o “non ancora” (impossibile da afferrare pienamente nel qui e ora, come quello della Recherche di Proust). Citare fin da subito due capisaldi della letteratura universale sarà forse stato un buon espediente per Nabokov per catturare gli amanti della letteratura. E per stupirli poi rapidamente portandoli dentro un romanzo che non è tolstojano né proustiano, e che pochissimo condivide anche con Lolita, pubblicato un quindicennio prima. Allora, cosa stiamo leggendo? Essenzialmente una love story, “normale e misteriosa”. Scandalosa, carnale, a volte tenera da far piangere, altre capace di far sorridere e dare calore al cuore. O, come meglio spiega Pietro Citati, abbiamo aperto un libro “che fonde la mano che agisce, il cuore che soffre e l’occhio che guarda e irride”. Ada è di ben più difficile lettura di Lolita: saranno forse queste le ragioni per le quali non è considerato il capolavoro di Nabokov? Nelle sue intenzioni, il grande autore era deciso a scrivere qualcosa di “sfrenato e capriccioso”, una seduzione per il lettore, a trasformare l’eterno cliché degli amanti legati per la vita e ciclicamente divisi dalle circostanze nello svolgersi nuovo e arcano dell’amore stesso. Il genere quasi ucronico (retrofuturistico, per i pignoli delle categorie di fantascienza), la curiosità dei marchingegni inventati da Nabokov e piazzati anacronisticamente in contesti classici, la “fisica romanzata” e la geografia inventata non sono che lo scenario divertito della sua narrazione più inarrivabile e sublime. Difficile, disorientante entrare nel mondo della ragazzina “satura d’amore” e del poliedrico e sofferto Van. Per ricreare il sentimento più popolare del mondo Nabokov è costretto a ricreare il mondo stesso. Rivoluziona la realtà e l’adatta a un’adolescenza infinita, dove esistono solo “Ada, gli ardori e gli alberi - il resto è nebbia, devi cercare di immaginarlo”.



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