Agatha Raisin- Il prestito fatale

Gloria French vive nel villaggio di Piddlebury, un luogo incantevole ricco di vecchi cottage, annidati tra le colline dei Cotswolds. È un’allegra vedova con le guance rosee, i capelli biondi tinti e gli occhi azzurri slavati e sporgenti che non sorridono mai. Si è trasferita da Londra da poco e si è tuffata con energia nella vita del villaggio, riuscendo in poco tempo a raccogliere fondi per il restauro della chiesa, rendendo felicissimo il pastore Guy Enderbury ed un po’ meno felice sua moglie Clarice, gelosissima. Ultimamente, tuttavia, Gloria è piuttosto invisa dalla maggior parte della popolazione del villaggio. Poiché il pastore non se ne fa una ragione - come è possibile, si chiede, che una gentile signora che va a casa degli anziani per leggere loro ad alta voce o per portarli in giro a fare compere sia tanto odiata? – Clarice gli spiega che il motivo di tale astio va ricercato nel fatto che la signora French ha il brutto vizio di chiedere cose in prestito e di non restituirle. Addirittura, quando la gente cerca di farsi ridare il maltolto, lei giura e spergiura che quegli oggetti siano di sua proprietà. Quando il pastore, spinto dalla moglie, annulla all’ultimo momento un appuntamento a casa sua, Gloria si sente a terra ed ha bisogno di bere qualcosa. In cantina c’è ciò che le serve. Scende le scale strette e trova subito, sul pavimento, una cassa con alcune bottiglie di vino di sambuco. Le ha prese - non rubate, s’intende - il mese precedente in occasione di una vendita di beneficenza dalle scorte della signora Ada White, la moglie del fattore. Prende una bottiglia la cui etichetta recita “Riserva speciale”, sale al piano di sopra, si versa un bicchierone di vino, lo trangugia e subito boccheggia, perde il controllo delle viscere e non riesce neppure a raggiungere il telefono: tutto si fa buio e Gloria sprofonda nel coma. Muore poco dopo. Una settimana dopo il fattaccio Agatha Raisin, titolare di un’agenzia di investigazioni private, viene assunta da Jerry Tarrant, presidente del consiglio comunale di Piddlebury, per risolvere il caso più in fretta possibile. Gli abitanti del villaggio sono sospettosi uno dell’altro e si è creato un clima di tensione insostenibile...

Marion Chesney, scrittrice britannica di romanzi rosa e gialli, ha utilizzato lo pseudonimo M.C. Beaton per regalare ai lettori una trentina di avventure, alcune delle quali ancora inedite in Italia, che vedono come protagonista una bislacca e sgarbatissima signora di mezz’età che fuma e beve troppo, ex PR con parecchio pelo sullo stomaco, investigatrice sui generis dai modi buschi che non sbaglia un colpo, accompagnata da tutta una serie di aiutanti/amici altrettanto singolari. In questa ventiquattresima avventura della serie, Agatha deve indagare sulla morte di una donna abitante in un vicino villaggio, villaggio in cui tutti paiono avere un valido movente per l’omicidio. Inoltre, Aggie si scontra con una comunità piuttosto chiusa ed episodi alquanto inquietanti occorrono a chiunque cominci a porre domande e a ficcare il naso nella vita del paesino. Per di più, la vedova sulla quale la Raisin è chiamata ad indagare è solo la prima di una serie di vittime. Per la prima volta, la determinazione della singolare investigatrice privata vacilla e la donna più volte è tentata di mollare il caso. Ma, si sa, Aggie è una tosta e non si arrende con facilità, nonostante le cadute di stile e le figuracce che punteggiano la sua vita, sempre. Agatha Raisin - che ha debuttato in madrepatria nel 1994 e dal 2014 è la protagonista dell’omonima serie televisiva, trasmessa anche in Italia a partire dal 2016 - è un personaggio unico: è goffa, grottesca, alla continua ricerca di un marito nonostante due matrimoni disastrosi alle spalle. È un’impicciona, abilissima a mettersi nei guai così come a risolvere, spesso grazie ad improbabili intuizioni, tutti i casi che le vengono affidati. Le sue indagini, così come la sua vita, non sono mai lineari, ma scombinati come lei. Seguire i suoi processi investigativi è sempre divertentissimo per il lettore, nonostante lo schema si ripeta più o meno uguale in ogni avventura che la vede protagonista. I racconti sono sempre ben scritti e, oltre a creare dipendenza, invitano il lettore a visitare la pittoresca campagna inglese, così ben fotografata dalla penna della Beaton, in perfetto English style.



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