Al Giambellino non si uccide

Al Giambellino non si uccide

Si chiama Ruggero Casipolidis, è figlio di un partigiano greco venuto a combattere i tedeschi e i fascisti in Italia. Ma lo chiamano Zappa, Roger Zappa, perché con quei baffi, la mosca sul mento e quell’aria da chi ne ha viste tante assomiglia al famoso musicista, suo idolo. Roger ha un passato ingombrante: il suo spartiacque esistenziale è un giorno preciso del marzo ’78, e continua a riemergere drammatico in sogni e incubi ricorrenti. Ora conduce “Krimilania, storie di vita e malavita alla milanese”, un programma radiofonico in onda su Radio Milano Libera due volte a settimana, in cui le indagini della sua scalcinata agenzia investigativa, la “Zappa investigazioni” si mescolano ad aneddoti raccontati da vecchi malavitosi che si sottopongono volentieri alle sue interviste intervallate da stacchi musicali pur di “alimentare il mito delle loro imprese e quello del loro modo di intendere la criminalità”. È il giorno del suo compleanno e il suo ospite in radio è di quelli speciali: Luciano Lutring, alias “il solista del mitra”, a cui Carlo Lizzani nel 1966 aveva dedicato la pellicola Svegliati e uccidi. Il caso di cui parleranno in realtà non ha nulla di epocale: la signora Adele Carugati, arzilla novantatreenne residente in un palazzo nello stesso quartiere di periferia dove Lutring aveva iniziato la sua carriera criminale, ha smarrito Edo, il suo cagnolino. Il vecchio malavitoso le ha appena promesso che gli uomini della sua banda staranno all’erta e cercheranno l’animale, quando sulla casella di posta elettronica della trasmissione arriva una strana mail, scritta in un italiano stentato, che preannuncia la morte di una ragazza per quella sera stessa. L’opera di un mitomane? L’indirizzo da cui la mail è stata spedita risulta essere stato disattivato subito dopo l’invio della inquietante missiva...

“Vedete una ragnatela di vie tenuta insieme da quattro cerchi? È Milano [...]. Quattro confini puramente toponomastici che sanciscono una divisione di casta: la ricchezza e il bel vedere risiedono tutti all’interno del centro; incuria e degrado s’inaspriscono verso le periferie. [...] Non comunicherebbero fra loro, queste cerchie, se non fossero tagliate da parecchi raggi. Su di essi sorgono i quartieri vecchi, un tempo borghi autonomi e isolati, oggi per lo più fagocitati dalla cementificazione della città. Uno di questi è il Lorenteggio - Giambellino, comprensorio di case appollaiato intorno a due vie parallele...” Matteo Lunardini, classe 1971, milanese, criminologo, politologo, saggista, giornalista collaboratore di quotidiani come “Il Fatto Quotidiano” ed “Il Manifesto”, ambienta questo romanzo in una Milano di periferia, quella del quartiere Giambellino (ricordate Giorgio Gaber con la sua Ballata del Cerutti?). Il protagonista - Ruggero Casipolidis, alias Roger Zappa - è un reduce, il sopravvissuto di un’epoca scomparsa, con un passato di sconfitte alle spalle di cui porta i segni, che sembra sapersi muovere a proprio agio solo nel particolare sottobosco suburbano popolato da prostitute e gangster della “ligera”, la vecchia “mala” milanese le cui storie avevano dato spunto negli anni ’70 addirittura ad un genere cinematografico, il cosiddetto “poliziottesco”. Come recita il sottotitolo - La prima indagine del detective Zappa –, questo è il primo romanzo che lo vede protagonista e sembra promettere altre storie. La trama, in cui personaggi d’invenzione si mescolano a persone reali, come il citato Luciano Lutring, si dipana nella narrazione in terza persona - ad eccezione dei capitoli dedicati a sogni e ricordi, raccontati in prima, con dettagliati rimandi alla Milano delle lotte studentesche ed operaie degli anni ’70-, e seppur con qualche rallentamento nella seconda metà del libro conduce agevolmente il lettore al finale. Al Giambellino non si uccide troverà collocazione naturale nello scaffale della libreria accanto ai romanzi di Giorgio Scerbanenco, la cui opera omnia è inserita tra le fonti bibliografiche e a cui viene reso esplicito e ripetuto omaggio (“...anche gli assassini ammazzano il sabato perché durante la settimana g’han da laurà”), e a Milano Criminale e Solo il tempo di morire di Paolo Roversi.



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