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Alfabeto Fausto Coppi

Il 17 maggio del 1927 l’Isotta Fraschini guidata da un autista in livrea su cui viaggia l’uomo delle parole – lo stesso che la mattina del 2 gennaio del 1960, quando il Campionissimo, l’Airone, passa a miglior vita a quarantun anni ancora da compiere non riesce a trovare le sillabe e i suoni giusti per raccontare la storia che gli sta a cuore – va improvvisamente in panne sull’angolo acuito di un tornante del passo del Penice, durante la seconda tappa del Giro d’Italia, 321 chilometri fra Torino e Reggio Emilia. L’auto si ferma a mezza strada, e diventa in pratica uno scoglio per tutti. Quel giorno infatti non è l’uomo delle parole a donarle agli altri, ma è lui a riceverne un sacco e una sporta: e sono parole niente affatto gentili, anzi, sono veri e propri insulti. In primo luogo da parte dei corridori, che certo non hanno bisogno di un ulteriore ostacolo sul cammino verso la speranza della gloria. Lui è l’inviato del “Corriere della Sera”, il più grande giornale italiano, ha l’autista con i guanti bianchi ed è la prima volta che segue la cosiddetta “corsa rosa”. Anni dopo le parole gliele suggerirà Alfredo Binda, seduto sul sellino come un ragioniere davanti alla calcolatrice, o Girardengo, già anziano, con la sua suggestiva storia d’amicizia con un “brigante”, o tanti altri ancora…

Figura variegata, molteplice, contraddittoria, frammentaria come un volto ritratto da un pittore cubista che in due dimensioni ne riproduce quattro, contando anche la profondità e il tempo, e orto esattamente nel gennaio di sessant’anni fa per colpa di una malaria non diagnosticata, contratta dopo un viaggio in Africa, e per la quale sarebbe bastato un po’ di banale chinino, Fausto Coppi rivive in un libro davvero notevole. È un mito immortalato anche sullo schermo il leggendario Campionissimo, l’Airone di Novi Ligure, il vincitore di cinque giri d’Italia, due Tour de France, tre Milano-Sanremo, cinque giri di Lombardia, una Parigi-Roubaix, una Freccia vallone e tantissimo altro ancora, il protagonista assoluto di questo volume che ne ripercorre l’epopea pubblica e privata caratterizzata dall’amicizia/rivalità con Gino Bartali (democristiano, mentre a Coppi sono state attribuite simpatie comuniste), dallo scandalo per l’amore con la Dama Bianca, (che non era la moglie e all’epoca in Italia non solo non c’era il divorzio, ma per adulterio si finiva in galera) e da numerose altre vicende. La rievocazione avviene da parte di Giovanni Battistuzzi, scrittore, giornalista sportivo e appassionato di due ruote, elencando in rigoroso ordine alfabetico, con una prosa bella, solida, limpidissima e accattivante, che strizza l’occhio agli esercizi di stile di Queneau e ai più celebri sillabari della letteratura, le parole chiave (alleanza, autografo, camion, francesi, fotografia…) dell’esistenza di Coppi, col corredo della prefazione di Adriano Sofri e di una canzone a firma di Gino Cervi e Riccardo Guasco, illustratore di livello internazionale.