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All’ombra del mausoleo

All’ombra del mausoleo
Quando Lenin muore, nel 1924, è di Stalin l’idea di imbalsamarne il corpo. La vedova avrebbe preferito che in suo onore fossero costruiti asili, scuole, case e ospedali, e non che si alimentasse il culto della personalità, tipico dei dittatori. Vorobiov, docente di anatomia presso l’università di Kharkov, mette a punto la soluzione  per preservare il corpo del padre della rivoluzione, un “balsamo” a base di glicerina e acetato di potassio. Nella sua équipe c’è anche il medico e biochimico Boris Il’ič Zbarskij. Anche suo figlio Il’ja, il narratore, laureato in fisiologia con una specializzazione in biochimica, entra a far parte dell’équipe in occasione del decimo anniversario della morte di Lenin: è una valida alternativa alla carriera universitaria, che negli anni Trenta lascia molto a desiderare. Sono anche gli anni del Terrore, questi, e delle “purghe” staliniane che non risparmieranno l’ebreo Boris Zbarskij. Il malcontento si esprime anche in un tentativo di attentato alla salma, che per fortuna non subisce danni. Per preservarla dall’avanzata dei tedeschi, viene trasferita in Siberia nel 1941 e vi resta fino al ’44. Oltre al mausoleo in granito rosso e nero, omaggio alla memoria ma anche tribuna per le parate e le sfilate militari a celebrazione dell’onnipotenza dell’URSS, viene allestito anche un laboratorio diretto da Boris Zbarskij, rilasciato in seguito alla morte di Stalin per “mancanza di prove”. Non solo Lenin, ma anche altri capi di stato comunisti stranieri vengono imbalsamati nelle stanze del laboratorio…
Una volta caduta l’URSS, Jurij Lužkov, sindaco di Mosca fino al 2010, ha creato la società Ritual Service, che ordina imbalsamazioni al laboratorio per conto dei “nuovi ricchi”, ossia i mafiosi sfigurati dai colpi dei proiettili le cui famiglie vogliono siano rimessi in sesto per la giornata dei funerali. A questa pratica si aggiungono l’edificazione di tombe sontuose e la celebrazione di funerali fastosi come per dire al nemico: anche se abbiamo perso un membro, la forza del clan è intatta. Non sfugge a Il’ja una considerazione sul ribaltamento del potere avvenuto in Russia negli ultimi anni. Ma una cosa non è cambiata: attraverso un mausoleo o una lapide maestosa, le idee del defunto devono sopravvivere alla sua morte. Da una prospettiva privilegiata, Il’ja Zbarskij traccia uno spaccato efficace della storia della Russia compresa tra gli anni Venti e gli anni Novanta. È buffo, ma dell’imbalsamazione del corpo di Lenin Il’ja Zbarskij pensa che… Lenin debba essere sepolto al più presto!