Salta al contenuto principale

All’orizzonte

All’orizzonte

Il 7 dicembre 1941 aerei giapponesi bombardarono Pearl Harbor, nelle Hawaii, distruggendo o danneggiando la maggior parte della flotta navale degli Stati Uniti nel Pacifico. “Di mattina la spiaggia era deserta. / Eravamo soli, Nonnina e me / (e papà, con la sua macchina riprendeva) / Ho incespicato, e saltato incerta / con le onde. Solo noi tre / e la spiaggia. Niente si muoveva. / E se avessimo guardato? Messi all’erta / da una nave grigia al confine del mare? / Sarebbe rimasta la foschia, che confondeva / la sagoma di una nave che piano navigava. / Ora, anni dopo, sacra sembrava”. Tra le tante navi presenti, la “Arizona” fu quella ad affondare in pochi minuti e con lei millecento settantasette uomini, americani fieri di essersi arruolati e di poter contribuire alla grandezza del proprio Paese. “Leo era appena diciassettenne / Si arruolò in luglio / I Marines! Sarà stato orgoglioso/ E i suoi, anche: stirpe scandinava. / Immigrati nel Wisconsin, come i miei nonni. / Leo era di La Crosse. Mio padre è nato là. / Nonnina era venuta da La Crosse in treno. / Aveva conosciuto i genitori di Leo? / Aveva fatto cenni alla signora Amundson per strada? / Le avrà detto “Buongiorno. Ho sentito che il tuo ragazzo è un Marine adesso”? / Io e Nonnina giocavamo al sole sulla spiaggia. / All’orizzonte, il ragazzo di La Crosse / (appena diciassettenne), numero di matricola 309872 / era sulla nave. Non lo sapevamo noi due”…

Dopo il successo di Conta le stelle e The Giver, dal quale è stato altresì tratta l’omonima serie Netflix, Lois Lowry torna ad occuparsi di letteratura per ragazzi attraverso questa raccolta di poesie, dedicate ad uno dei momenti più cruciali della storia: il bombardamento su Pearl Harbour e lo sgancio della bomba atomica su Hiroshima. L’autrice parte da una vicenda autobiografica nella quale, ritrovando una foto di lei bambina sulla spiaggia di Honolulu, si accorge della presenza della nave Arizona sullo sfondo. In quell’attimo, realizza la sproporzione tra la sua spensieratezza e il terribile destino cui gli uomini su quella nave sono condannati. Tale sensazione diventa percezione e, finalmente, consapevolezza di un legame, nel momento in cui, trasferitasi in Giappone per il lavoro del padre, si ritrova a guardare le persone, fino al giorno prima nemici giurati degli Stati Uniti, con diffidenza e sospetto. Questa raccolta di poesie mette insieme queste immagini e questi frammenti allo scopo di evidenziare non solo il legame tra le persone coinvolte da questi due eventi, ma soprattutto l’enorme ferita aperta che è stata determinata tra i due popoli e che ha caratterizzato il corso della storia: come sopravvissuti sono quelli che sono tratti in salvo dal bombardamento sul porto, così sopravvissuti sono i giapponesi che, scampando alla bomba atomica, sopportano le conseguenze delle radiazioni; allo stesso modo, sia negli Stati Uniti sia in Giappone madri hanno perso i propri figli e vedove i propri mariti che hanno lasciato orfani i figli piccoli. Il “pericolo” che si corre con questo libro, essendo stato utilizzato un registro poetico alquanto semplice, è di leggerlo tutto d’un fiato, correndo però il rischio di arrivare alla fine senza averne colto l’essenza e di limitare la lettura ad una mera raccolta di testimonianze. Invece, lo sforzo che deve essere impiegato è quello di prendersi il proprio tempo, soffermarsi su ogni domanda, non posta retoricamente, su ogni parola, specialmente gli aggettivi, che risultano le chiavi di volta per commuoversi di fronte alle immagini tratteggiate, delineate in uno stile intimo e delicato. L’invito volto al lettore è quello di mettersi ad ascoltare, piuttosto che capire, accompagnato dall’autrice che sembra quasi affiancarlo per ricordargli che solo la memoria, tema caro alla Lowry in tutte le sue opere, può aiutare ad evitare che in futuro accadano fatti di questo tenore, su cui è ancora aperto un interrogativo senza risposta. “Essere amici no. Non allora. Non ancora”, conclude la Lowry, lasciando una provocazione cruda, ma intrisa di speranza, che una ferita di questo tenore possa in futuro rimarginarsi, forse proprio immaginando che la fiducia in un mondo di pace sia riposta nei ragazzi, destinatari di questo libro.

LEGGI L’INTERVISTA A LOIS LOWRY