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Alla ricerca del predatore alfa

Alla ricerca del predatore alfa

Il terrore verso le grandi belve carnivore accompagna da sempre gli uomini, ma oggi il termine man- eater, “mangiatori di uomini”, è da ritenersi obsoleto e fuorviante. Sfortunatamente manualistica e letteratura sono in balia di questa suggestione e presentano spesso titoli sinistri, con copertine che ospitano scatti di belve dalle fauci spalancate e in pose aggressive. Eppure solo occasionalmente gli uomini sono stati predati da questi animali, ma tanto è bastato. In mancanza di un nome scientifico adeguato, il solo modo per potersi riferire agli esemplari più rappresentativi è predatori alfa. Questi animali hanno condizionato la cultura umana, sono entrati nel mito, nell’arte e nella letteratura. Nella foresta del Gir nell’India occidentale sopravvivono i leoni (Panthera leo persica), diversi dai loro famosi fratelli africani, oggi assai meno numerosi in seguito alla riduzione del loro habitat e alla caccia (nell’India orientale i britannici durante la colonizzazione ne fecero scempio). A volte un leone assetato o affamato si allontana dall’area protetta e mette a rischio la popolazione locale (nella zona vive la tribù dei Maldhari che alleva bufali) e se non è possibile la cattura, non resta che abbatterlo. È solo dal 1986 che sono stati varati regolamenti di tutela per impedirne l’estinzione e naturalmente ne è stata vietata la caccia. Durante la siccità degli anni ottanta i leoni hanno avuto modo di riprendersi cacciando gli animali esausti, ma passato il periodo critico il cibo predabile ha ripreso a scarseggiare spingendoli a vagare e avvicinarsi ai villaggi. Nella foresta di Gir il leone coabita con il leopardo e con lui condivide le abitudini alimentari, incluse le aggressioni agli uomini. Secondo lo studioso Ravi Chellam, preziosa guida locale, la popolazione di leopardi della zona è la più numerosa dell’India...

“È prevedibile che nel 2150, quando la popolazione umana si aggirerà sugli undici miliardi, i predatori alfa avranno cessato di esistere”. O saranno semplicemente una manciata di esemplari relegati in gabbia a uso e consumo di scienziati e pubblico pagante. David Quammen, giornalista per il “National Geographic” e divulgatore scientifico, non ha certo bisogno di presentazioni. In questo periodo, a causa della preoccupazione suscitata dall’epidemia mondiale del Covid-19, il suo Spillover, che parla di zoonosi e di trasmissibilità di un virus tra un animale e l’uomo, ha venduto tantissimo e lo studioso statunitense è stato intervistato da chiunque. L’approccio utilizzato in questo saggio dedicato ai predatori alpha è lo stesso dei libri precedenti. Quammen ha seguito esperti, guide locali e ranger nei luoghi scelti per le sue ricerche: in India per i leoni, in Australia per i coccodrilli e in Romania per gli orsi, i tre grandi predatori prescelti. Numerose inoltre le interviste agli abitanti, per capire la loro interazione con gli animali, il valore degli esemplari a livello economico, le tradizioni e i miti che li accompagnano, incluse le tecniche di caccia. Analizzando i testi di altri studiosi (Elton, Lindeman, Colinvaux, per citarne alcuni) e proponendo pietre miliari della letteratura (come il poema di Gilgameš o la saga di Beowulf), ripercorre la storia dell’uomo con le bestie feroci. Ed è inevitabile che non manchino perplessità e critiche verso gli approcci peggiori e coloro che hanno fatto scempio degli animali per ragioni ludiche o di sfruttamento (e a volte anche maldestri tentativi di conservazione). Emblematiche in tal senso le pagine in cui si parla del dittatore Nicolae Ceaușescu e del massacro degli orsi. Uomini e animali fanno parte dello stesso ecosistema, le azioni che l’uomo compie portano sempre conseguenze sull’intero pianeta e le alterazioni costituiscono una minaccia per tutti. In questo ampio saggio Quammen tenta ancora una volta di attirare l’attenzione su temi fondamentali e la speranza è che il suo approccio lungimirante sia condiviso. Perché, se realmente i grandi predatori dovessero un giorno scomparire, che impatto avrebbe su di noi?