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Amare tutto

Amare tutto

Lucia ricorda quando da piccola andava a casa di sua nonna in collina. Una casa di pietra con orto e galline, vicino ad un torrente. Un giorno una gatta partorisce dei bei micini: uno sembra un certosino, uno è nero e lucido, uno tigrato, uno misto, marrone, ocra e nero. Ne vorrebbe tanto portare uno in città. Nel pomeriggio, dopo il pisolino, corre in cortile a vedere i gattini che bevono il latte dalla mamma, ma non ci sono più. Ci sono solo la cuccia e un mucchio di stracci sporchi di pelo. Alza la testa, vede sua cugina che scende al torrente con un sacco nero di plastica in una mano e un badile nell’altra. Il sacco si muove, si agita, Lucia la rincorre gridando, ma è inutile… Sono arrivate, Francesca la sveglia scuotendola delicatamente. Lucia si è addormentata in macchina, come i bambini: Martina, la figlia di Francesca, Elena e Paolo, i suoi. Sono arrivate alla villa in collina. Il vialetto con i lampioni spenti affiancato da sempreverdi finisce in un piazzale davanti alla casa, un edificio di tre piani. Vi si accede tramite una scalinata, alla base della quale si ergono due statue alte un metro: astratte, bianche, senza neppure uno spigolo e hanno un piccolo buco nel mezzo. Arredata con mobili antichi, odora di muffa e di chiuso, ma andrà benissimo come rifugio. Lucia e Francesca si conoscono appena, ma dopo l’esplosione alla fabbrica di prodotti chimici, quest’ultima ha coordinato le mamme per allontanarsi dalla città con i figli, ospiti della sua villa. Pietro, il marito di Lucia, è il direttore finanziario di quella fabbrica e sta cercando di tenere la situazione sotto controllo. Sistemati i bambini, dopo aver sgranocchiato qualcosa, Lucia è sdraiata sul letto, incapace di prendere sonno. Con apprensione controlla sul telefono le ultime notizie dell’incendio, è difficile da domare e nessuno sa di preciso cosa stia bruciando. Nella mente il film della giornata vissuta scorre velocemente e la sua ansia cresce…

Dopo due anni dall’uscita di Lealtà, Letizia Pezzali torna in libreria per Einaudi Stile Libero con Amare tutto, un nuovo romanzo che riprende temi cari all’autrice come l’analisi dei sentimenti umani e la difficoltà di preservare la propria identità nel rapporto con l’altro. È un ritratto borghese di coppie, di matrimoni e di figli. La casa è uno dei protagonisti del romanzo, posizionata strategicamente in collina. Questo spostamento in altezza, lasciando la pianura e la città per le conseguenze dell’esplosione di una fabbrica, determina un primo cambiamento nei comportamenti dei personaggi. È una casa molto grande con un giardino ben curato, affiancata da un bosco. C’è osmosi tra i due ambienti, ma il bosco a differenza del giardino è selvaggio, senza ordine né regole. Lo stile della casa è in parte inglese, è molto elegante, piena di quadri e soprammobili. Il papà di Francesca l’ha ben restaurata a suo tempo, perfino l’antico parquet. È una casa ricca e come tutte quelle poco abitate, anche misteriosa. Bisogna abituarcisi, perché dà agli ospiti l’opportunità di confrontarsi con i propri fantasmi interiori e non solo. L’invito di Francesca è inaspettato, Lucia la conosce appena se non per le poche parole scambiate davanti alla scuola, aspettando l’uscita dei figli. Due donne diverse e speculari. Lucia si rende da subito più visibile: borghese, con una casa perfetta che cura da sola, senza mai ospitare nessuno perché le darebbe ansia da prestazione, i bambini alla scuola privata, il marito Piero dirigente in giacca e cravatta. Non sono ricchissimi ma si atteggiano a tali. Inizialmente Lucia è così. Francesca invece si rivela piano piano, ad esempio in collina fuma liberamente, mentre in città lo fa di nascosto. L’adolescenza passata in quella casa ha lasciato segni profondi dentro di lei. Capire chi si può essere e chi si è, a questo porta la scrittura della Pezzali. L’atmosfera della villa è strana e tutti iniziano a comportarsi in modo insolito, lasciando andare le rigide regole della città. I primi a subire una metamorfosi sono i bambini, che da “perfettini” diventano via via più sporchi, liberi, quasi selvaggi, mangiando senza regole, rendendosi più autonomi e sempre più sullo sfondo del romanzo. Dormono molto, sono come stregati, grandi liti e poi la pace, le bambine arriveranno anche a tagliarsi i capelli per dispetto. Le due mamme hanno tempo di chiacchierare in una crescente intimità e confidenza di esperienze e amori passati. Lucia è più frustrata, ha un ruolo subordinato a quello del marito e ha dovuto rinunciare a tanto per questa facciata di perfezione. Francesca è attiva, fisico perfetto, ha la colf e la tata, ma anche lei conosce la realtà della rinuncia. Francesca è la metà oscura di Lucia, l’altro colore, ma non sono banalmente opposte. La possibilità dell’amicizia c’è, ma come fare e cosa fare? Si instaura così tra loro una nuova dinamica. Massimo il gestore del minimarket, è l’uomo dei boschi, punto di seduzione, rottura e riunione tra le due donne. Francesca ne era stata innamorata da giovane, è molto legata a lui. Lucia ne rimane affascinata, crede di averlo sognato e con naturalezza si abbandona alla passione con lui nel bosco. Il tradimento è un piano inclinato sul quale lei rotola velocemente. Altro tema è il caos, molto caro all’autrice, quello dei mercati finanziari in Lealtà e quello dei sentimenti adesso, sentimenti forti, potenti e violenti. La tessitura della trama è precisa, Letizia Pezzali è quasi chirurgica nel narrare sentimenti, evoluzioni e passioni, ma mai fredda. La precisione è la sua cifra e si avvicina ai personaggi con occhio umano, abbracciandone con lo sguardo pregi e debolezze, senza giudicare.