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Ami

Ami

Casablanca, Marocco, 1984. Amina ha quattordici anni quando per amore, durante la notte, scappa di casa. Lui di anni ne ha ventuno e possiede già un’automobile. All’appuntamento segreto però il ragazzo arriva con tre ore di ritardo perché, dice, si è addormentato. Già da questo Amina avrebbe dovuto intuire qualcosa, ma se hai quattordici anni e sei marocchina non ci pensi e gli salti addosso per riempirlo di baci, sentendoti quasi in colpa per avergli rovinato il sonno. A dire la verità suo padre e i suoi fratelli gliel’avevano detto di non mettersi con lui. Anzi, suo padre è stato più chiaro: mettiti con lui e ti ammazzo. Ma Amina ora è innamorata anche se non sa nemmeno il suo nome. Pensa al matrimonio, al viaggio di nozze, sopporta anche la casa di Abdou dove lui l’ha lasciata, tornando a trovarla ogni tanto. Il suo viaggio inizia davvero quando scopre di essere rimasta incinta. Quello che lei credeva una fuga d’amore si trasforma in un abbandono. Il ragazzo scompare, lasciandola da sola in un luogo chiamato Tinghir. Il piccolo Majid nasce tra le montagne, dove Amina è stata portata per accudire gli armenti, maltrattata e trattata come un animale da soma. Ma il suo viaggio e il suo inferno sono appena all’inizio. Scacciata dalle montagne, Amina si aggrappa con le unghie e con i denti alle poche briciole che la vita le fa cadere, cercando in tutti i modi di salvare lei e il suo bambino da una morte sicura. Sarà entraîneuse nei locali notturni di Casablanca, contrabbanderà merci sul confine spagnolo per poterlo attraversare fino a quando, tra mille peripezie, approderà in Spagna su di un’imbarcazione clandestina, per poi seguire il sottile filo rosso della sopravvivenza fino all’Italia. La sua forza di volontà è incrollabile, così come l’amore per il piccolo Majid che cresce in un paese sconosciuto, mentre Amina conquista la sua vita un grammo alla volta, con dignità, cadendo e rialzandosi ogni giorno. Ma sarà proprio quando le loro esistenze sembreranno aver trovato un equilibrio che il mondo le crollerà di nuovo addosso. Il suo Majid, ormai adolescente, le chiederà conto del suo passato, di quello che a causa sua è diventato, scegliendo poi la jihad e scomparendo nell’ombra...

“Dopo l’attentato a Charlie Hebdo nel 2015 mi sono ritrovato ad avere dei pensieri di risentimento e di odio contro gli islamici. Contro tutti gli islamici. Sapevo che erano pensieri sbagliati, che era proprio quello che i terroristi volevano ottenere e mi sono detto: l’unico modo che hai per rovesciarli è entrare nel cuore di un islamico”. Inizia da questo pensiero il viaggio di Edoardo Erba, commediografo e drammaturgo, che sceglie gli occhi di una giovane donna per vedere il mondo da una prospettiva diversa e che stava cominciando a pensare sbagliata tout court. Un gesto coraggioso, un punto di partenza difficile ma tanto utile quanto efficace. Questo è ciò che significa liberarsi dei concetti, ovvero dei pregiudizi che eventi tragici come l’assalto alla rivista satirica francese, o l’attentato alle Torri Gemelle del 2001 avevano trasformato in muri insormontabili e in odio cieco. Invece, come nel caso di Ami, la narrativa ha dimostrato di poter diventare una chiave di lettura per comprendere, per imparare e conoscere un mondo lontano da noi e un antidoto al veleno dei pregiudizi. Il lavoro dello scrittore è diventato un viaggio che dal Marocco del 1987 arriverà sino ai giorni nostri, a Roma, dove la storia di Amina - Ami per tutti - si conclude. La sua tenacità è struggente. Commuove l’ostinazione con la quale affronta ogni difficoltà ricominciando daccapo senza fermarsi. La immaginiamo terrorizzata davanti a un futuro senza speranze, eppure ogni piccolo barlume di luce diventa il suo sentiero, la sua direzione che sarà anche la nostra. In pochi avranno compassione di lei e l’aiuteranno. In tanti le daranno una mano pretendendo qualcosa in cambio e benché Amina sia un personaggio di fantasia, siamo certi che la sua storia possa sovrapporsi a quella di tante donne trasportate dalla vita chissà dove e con quali conseguenze. Un libro importante, che ci incita a seguire le tracce della giovane Amina e che soprattutto ci rende partecipi del suo dolore, imparando da esso.