Amore e Antropocene

Amore e Antropocene
Il treno risale le colline verso il parco che si affaccia sul lago. Un’occasione per padre e figlia di trascorrere del tempo assieme e divertirsi. L’uomo desidera condividere esperienze che gli ricordano la giovinezza, ma deve fare i conti con una ragazzina indispettita che vorrebbe trovarsi altrove. Una vacanza di pesca, tutto organizzato dai ranger che forniscono le canne, le esche, i depliant con le istruzioni e i trasmettitori per chiedere aiuto in caso di necessità… Jack siede al tavolo di un bar e attende l’arrivo di Ed. Quando lo incontra la sorpresa è intensa, di fronte a lui c’è un uomo di successo, un ingegnere pieno di idee per il futuro della città, che sprizza fascino e entusiasmo attraverso i suoi modi rassicuranti e i bei vestiti. Jack ne resta stregato, il suo cuore palpita anche se non tutti i progetti di Ed lo portano a sperare in un futuro migliore, eppure non può evitare di farsi guidare dall’amore e dargli fiducia, nonostante la loro serenità non tenga conto delle persone che compongono la parte più emarginata della società, come il senzatetto Rex, a cui Jack di tanto in tanto regala un hot-dog… “L’aerotreno sfrecciava a 700 chilometri orari, spedito e silenzioso come un filo d’argento teso nel deserto. Da un lato, il mare della miseria e della disperazione dei campi profughi che le tre passeggere – Gloria, Anya e Clare – conoscevano bene. Dall’altro, la cupola della città di Nuova Armonia, che prometteva sicurezza, piacere e ristoro”…

Paul Jozef Crutzen è considerato uno dei massimi esperti di chimica atmosferica. I suoi studi sulla decomposizione dell’ozono gli hanno fatto vincere il premio Nobel nel 1995 e lo hanno spinto ad adottare nel 2000 il termine “Antropocene” coniato negli anni ‘80 dal biologo Eugene Stoermer, con cui si indica un’era in cui all’uomo e alla sua attività possono essere attribuite evidenti modifiche territoriali, strutturali e climatiche, per esempio l’alterazione della composizione e della struttura dell’atmosfera. Da anni si parla di inquinamento, polveri sottili, buco nell’ozono, radiazioni e mutamenti climatici. In modo più o meno efficace alcuni Paesi cercano soluzioni al problema, ma se queste alterazioni dovessero continuare e la natura come la conosciamo venisse distrutta, quale sarebbe la ripercussione sull’uomo in termini di amore e sentimenti? Buona parte della nostra vita si sviluppa anche grazie a una serie di ricordi che hanno come sfondo l’ambiente che ci circonda, sensazioni e memorie vincolate a un odore, un sapore, un contatto. Un padre che insegna al figlio a pescare, ad accendere un fuoco in campeggio, a trapiantare un fiore. Una coppia che costruisce la propria storia grazie a un momento simbolico legato a un tramonto, fare l’amore in riva al mare o all’ombra di un albero. Quando l’ambiente che conosciamo sarà mutato e buona parte di ciò con cui gli uomini si confronteranno sarà frutto di un laboratorio ‒ clonazione, ologrammi, artefatti chimici e meccanici ‒ quanto del modo di interagire e relazionarsi subirà uguale mutamento? Questi racconti provano a mostrare un possibile futuro, attraverso l’immaginazione del filosofo ambientale Dale Jamieson, studioso dell’atmosfera, e della scrittrice Bonnie Nadzam: “Perdendo la natura come partner assolutamente indipendente, abbiamo perso il nostro miglior maestro, quello da cui avremmo potuto apprendere la realtà di qualcos’altro da noi stessi e con esso un’ottima opportunità di imparare ad amare”.

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