Amore e rovina

Amore e rovina

Il primo viaggio, all’età di cinque o sei anni, l’aveva fatto - dopo aver scritto un messaggio di saluto alla madre ed essere uscita di casa di nascosto - a bordo del carro del tizio che consegnava il ghiaccio, sperando di ritrovarsi ben lontana dalla sua St. Louis, nel vasto mondo. Attraverso le fessure di quel carro aveva visto fabbriche, quartieri e parti di città che mai avrebbe immaginato potessero esistere. Quel primo semplice viaggio, che altro non era stato, in realtà, che un giro ad anello, ampio ma familiare, le era servito tuttavia per comprendere la sua vera natura: Martha Gellhorn era una viaggiatrice, senza se e senza ma. A ventisei anni aveva già visitato gran parte dell’Europa ma, a gennaio 1936, la madre le aveva chiesto, attraverso un telegramma, di tornare a casa, perché il padre si era ammalato. La madre di Martha, Edna, donna gentile ed affettuosa, era una persona che cercava sempre di nascondere le proprie preoccupazioni, ma quella volta la giovane viaggiatrice aveva compreso, dalle parole frettolose del telegramma, l’angoscia della donna e non sapeva davvero cosa aspettarsi una volta rientrata a casa. Il telegramma diceva che il padre soffriva di tremendi dolori allo stomaco e che i dottori lo avrebbero operato. In seguito, Martha avrebbe saputo che l’uomo aveva tenuto la cosa segreta per anni, certo di essere vicino alla morte e, durante mesi e mesi di silenzio, la situazione era diventata insostenibile. Quando Marty, così la chiamavano tutti, si era avvicinata al capezzale del padre, l’uomo aveva sorriso, poi era stato colto da uno spasmo e, quando era tornato nuovamente tranquillo, le aveva detto che stava leggendo l’ultimo libro scritto dalla figlia e lo trovava meraviglioso. Marty ne era rimasta piacevolmente sorpresa, anche perché ancora le facevano male le dure critiche che il padre le aveva mosso dopo aver letto il suo primo lavoro, che aveva giudicato frivolo ed immorale. Ora, invece, era felice, perché, anche se desiderava diventare una donna forte ed autonoma, voleva con tutto il cuore che i genitori fossero orgogliosi di lei e che la prendessero sul serio...

Secondo romanzo di Paula McLain, autrice californiana che riesce a tratteggiare con perizia la vita avventurosa di Martha Gellhorn, una delle più note e capaci corrispondenti di guerra del Ventesimo secolo. Marty ha ventisette anni, ha scritto un romanzo accolto in maniera benevola dalla critica, dopo che precedenti tentativi letterari erano stati stroncati, collabora con diversi periodici in maniera saltuaria, ha una relazione sentimentale burrascosa alle spalle e ancora non sa bene quale sia la sua strada quando, in un bar di Key West, incontra l’uomo della sua vita, il suo eroe, l’autore della citazione che Marty tiene sulla sua scrivania, lo scrittore celebrato dalla stampa di parecchi paesi: Ernest Hemingway. Ernest è sposato ed ha due figli, Marty è uno spirito libero, ama viaggiare e desidera affermarsi come corrispondente durante la guerra civile spagnola. Un amore impossibile, quindi, che tuttavia ha la meglio su tutto e su tutti. I due si adorano – il loro sarà un amore passionale e turbolento - e vivono per anni di amore e scrittura. Si sposano e fanno di Cuba il loro buon retiro. Ma profonde crepe sono all’orizzonte: Hemingway è una leggenda e si rivela sempre più possessivo nei confronti della moglie che, d’altra parte non può e non vuole essere la sua ombra. La giovane donna ha ambizioni, desidera partire per testimoniare le sofferenze legate alla guerra e la lontananza diventa il prezzo da pagare per coltivare ed alimentare i propri sogni. Con uno stile scorrevole e ritmato la McLain racconta di una donna forte, che ha saputo liberarsi presto dell’etichetta di “moglie di...” e ha mostrato il suo coraggio e la sua sete di indipendenza. La scrittura, per Marty, è sempre venuta prima di tutto - è stata inviata di guerra fino a ottantuno anni ed i suoi reportage hanno rappresentato un’innovazione nel mondo del giornalismo - e nonostante il suo lavoro sia stato ingiustamente più volte accostato e paragonato a quello dell’illustre marito, lei ha proseguito imperterrita, mostrando di possedere ottime capacità di scrittura che le hanno permesso, non nascondendo rabbia e indignazione, di parlare della gente comune travolta dalla crudeltà della guerra e dagli orrori dei regimi totalitari. Marty è stata una donna anche fragile ed imperfetta, ma il suo coraggio, la sua indipendenza, la sua determinazione e il suo desiderio di emancipazione ne fanno una figura modernissima, capace di brillare di luce propria anziché accontentarsi di un posto all’ombra del suo eroe.



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