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Anaconda

Anaconda
L’arrivo improvviso dell’Uomo nella Casa solitaria fa fremere di paura tutta la foresta. Il Governo della Nazione ha deciso di creare un Istituto di sieroterapia ofidica basato sulla cattura di rettili velenosi da cui estrarre il siero per il processo di immunizzazione. Vista la gravità del momento è convocato d’urgenza il Congresso delle Vipere, la cui compattezza è però minata dall’antagonismo tra le yararás, le vipere, e le bisce. Eppure è necessario preparare una strategia comune d’attacco nei confronti del crudele nemico e farlo velocemente. Come agire: annientando i cavalli dell’Uomo, tesi sostenuta dalla superba Hamadrías, un cobra reale asiatico scappato dal rettilario, o uccidendo il cane segugio come suggerisce la giovane e saggia Anaconda? … Da giorni la selva è agonizzante per la siccità. Solo Anaconda si mostra tranquilla, è sicura che di lì a poco le piogge si faranno vive. Anzi, cerca di convincere gli altri animali di approfittare delle prossime inondazioni per sbarrare il corso del Paranahyba con le piante acquatiche galleggianti che verranno portate dall’altro fiume, il Paraguay. Così l’uomo non potrà più navigare con i suoi battelli e violentare la natura. Il diluvio, come previsto, si scatena ma, contrariamente alle speranze di Anaconda, l’inondazione con i suoi detriti si disperde sulle terre ai margini del fiume senza ostruirlo. Il grosso boa dovrà ancora vedere i volti degli uomini…
Gli animali sono una presenza costante nella poetica dello scrittore uruguaiano Horacio Quiroga vissuto a cavallo tra l’800 e il ‘900, maestro nell’arte del racconto al quale ha dedicato un breve Decalogo del perfetto scrittore di racconti inserito non casualmente in questa raccolta. L’attenzione al mondo zoologico e alla natura incontaminata gli deriva dagli anni trascorsi nella sua tenuta di Misiones, immersa nella foresta tropicale nel nord-est argentino. L’habitat aspro, selvaggio, duro, si conforma bene al suo carattere inquieto e al profondo senso di tragicità che lo ha accompagnato fin dalla più giovane età, con la perdita di parenti stretti morti suicidi. In Anaconda e ne Il ritorno di Anaconda le vipere e i serpenti protagonisti sono umanizzati: vivono di contrasti e vanità, discutono di strategie e difese, cercano intese comuni. L’uomo invece è un essere quasi invisibile, apparentemente figura marginale, ma resta pur sempre una minaccia pronta a materializzarsi all’improvviso con il suo carico di distruzione. Se in Anaconda il Congresso delle Vipere e il rapporto serpenti-uomo ricalca i conflitti di classe, ne Il ritorno di Anaconda il tentativo del boa di ritagliare un proprio spazio per sé e per i suoi piccoli è un’affermazione del diritto alla libertà e all’uguaglianza.  Quiroga usa il punto di vista dei rettili in funzione metaforica per parlarci del dolore e dell’ingiustizia conosciuti sulla propria pelle e osservando le condizioni subumane di vita dei contadini e dei braccianti. Attraverso la favola zoologica, di impronta esopica, il “poeta della selva” fa un discorso politico con venature ontologiche, nel quale prende atto dell’impossibilità di sconfiggere la sofferenza. Con lo schema narrativo e il pessimismo antropologico di Anaconda Quiroga anticipa La fattoria degli animali di George Orwell che denuncia la disumanità e violenza dei regimi totalitari, mentre con il suo stile fiabesco e l’impegno civile dà un’impronta decisiva alla letteratura ispano-americana del ‘900.