Andando e stando

Andando e stando

Sibilla, al secolo Marta Felicina Faccio, è commossa per l’invito dell’unione culturale a parlare a Torino, città d’origine dei genitori, che lei considera la sua patria di elezione pur non avendoci mai vissuto. Ha abitato a Milano fino ai dodici anni, lì ha frequentato le scuole elementari, l’unica formazione scolastica che ha avuto, perché poi, trasferitasi nelle Marche, non ha potuto proseguire gli studi e a soli sedici anni ha dovuto accettare “un matrimonio riparatore”. A parte qualche infantile tentativo di scrittura realizzato per lo più con il fratello e la sorella, solo nell’estate del 1902, dopo il suo trasferimento a Roma, Sibilla inizia a scrivere le pagine autobiografiche che poi andranno a fare parte del libro, stampato con il titolo Una donna, che la renderà famosa in tutto il mondo. È il poeta e convivente Giovanni Cena che la spinge a cimentarsi nella realizzazione di un romanzo e nel 1906, proprio da Torino, arriva il primo autorevole riconoscimento: l’insigne Arturo Graf dedica un suo articolo all’opera prima di questa sconosciuta scrittrice. Grazie al romanzo Sibilla incontra il filosofo Annibale Pastore, Pellizza da Volpedo, Leonardo Bistolfi e Anton Maria Mucchi. Nel 1904 la giovane amica Anna e il marito di lei, il famoso professor Celli, la portano a Lunghezza, vicino Tivoli, a due passi da Roma dove, in tuguri di paglia senza pavimento, in mezzo al fango, vivono circa quattrocento persone tra vecchi e bambini, senza scuola, senza medici, la stessa situazione è anche nelle Paludi pontine. Sibilla davanti a quello spettacolo di tanta povertà piange, poi insieme ai coniugi Celli e a Giovanni Cena, fanno nascere le Scuole dell’Agro Romano...

Andando e stando è la preziosa pubblicazione della casa editrice Feltrinelli in cui sono raggruppati prose e articoli scritti in oltre quarant’anni di attività letteraria (1911-1952) da Sibilla Aleramo, scrittrice e poetessa nata ad Alessandria nel 1876, stampati per lo più in antologie, giornali e riviste oggi introvabili. Una raccolta in cui ogni pagina è poesia, non solo per i versi riportati, ma proprio per lo stile di Sibilla, per la scelta accurata delle parole che sono musica, che evocano immagini. Rita Guerricchio, curatrice di questa edizione, ha raggruppato gli scritti in tre parti. La prima è il racconto autobiografico dell’infanzia, dell’approccio alla scrittura, degli amici, della guerra, dei viaggi, che regala al lettore uno spaccato storico molto interessante. Nella seconda parte, Sibilla analizza la vita e le opere degli scrittori suoi contemporanei, che ha incontrato e frequentato, e degli autori che ha amato e imparato a conoscere attraverso le loro opere; con attenzione e rilievo particolari alle donne che hanno saputo raccontare la ricchezza e le potenzialità del mondo femminile. Il libro si chiude con pagine dedicate agli amici scrittori, presenti nella sua vita e amati senza riserve, così attraverso le sue parole, figure di rilievo dell’epoca, quali ad esempio Gabriele D’Annunzio, Eleonora Duse, Rimbaud, Péguy e molti altri ancora, acquistano una dimensione domestica familiare che intenerisce. Un libro ricco di informazioni interessanti, un racconto sincero in cui la spudorata Aleramo, mostra il suo sogno d’amore. Per quanto sia un testo impegnativo, che privilegia chi ama la poesia e conosce un po’ il francese, è una lettura piacevole che trasporta il lettore nella società e nello stile di vita del periodo.



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