Andrà tutto bene

Andrà tutto bene

Da Milano a Parigi, Caterina scrive a Florence. “Cara Florence, sono chiusa in casa con mio marito dal 22 febbraio. Per fortuna ci amiamo molto…”. E l’amica risponde: “Cara Caterina, il tuo articolo mi ha molto commossa. Penso alla canzone che tu e tuo marito ascoltate tutte le sere, quando ballate nel vostro appartamento… anche noi siamo in isolamento, mi piacerebbe ballare con mio marito. Nella «vita di prima» – come la chiami tu – adoravamo il rock. Ma non è certo cosa per questi tempi. Come sai, Martin è direttore del servizio di Assistenza Pubblica: parliamo di circa quaranta ospedali dell’area parigina, centomila dipendenti, milioni e milioni di pazienti curati ogni anno…”. Donato immagina una lettera ai due figli su questi giorni, redatta tra cinque anni. Anna invece racconta sedici pomeriggi alla stessa ora, le 18, quando lei ha scelto di ascoltare musica, accedendo al balconcino dalla cucina, ripensando agli ultimi fatti e guai, scambiando battute coi vicini se capita (mentre noi a quell’ora spesso facciamo altro). Jumpa ci scrive dagli Stati Uniti con commossa vicinanza. Marco sceglie una breve, toccante poesia… Italia, Bergamo. Inizio 2020. Un gruppo editoriale ha realizzato un bel progetto collettivo di solidarietà e creatività durante il contagio e la pandemia, chiedendo a ottimi autori di scrivere un racconto sul confinamento casalingo per un volume collettaneo e devolvendo tutto i proventi dell’ebook (dedicato ai librai) in beneficienza al grande ferito ospedale di Bergamo Papa Giovanni XXIII. Possiamo tutti contribuire...

Qualcuno opta per la brevità, altri per racconti più lunghi (Vitali a esempio). Perlopiù scelgono la prima persona, raramente una terza fissa. Molti parlano delle quotidiane consolidate straordinarie routine, altri delle novità che possono strappare sorrisi. In fondo a ogni testo sintetiche notizie su autore o autrice, con gli ultimi libri pubblicati. Bella nota iniziale di Stefano Mauri, presidente del gruppo editoriale Mauri Spagnol (GeMS). Si tratta di tutti racconti inediti, solo quattro già pubblicati da tre quotidiani italiani e da uno francese. Dalle loro case private (in varie lontane città), Ritanna Armeni, Stefania Auci, Alice Basso, Barbara Bellomo, Biondillo, Caterina Bonvicini, Federica Bosco, Buticchi, Cristina Caboni, Carrisi, Anna Dalton, Festa, Antonella Frontani, Galiano, Alessia Gazzola, Elisabetta Gnone, Gramellini, Jhumpa Lahiri, Florence Noiville, Clara Sánchez, Giada Sundas, Silvia Truzzi, Ilaria Tuti, Tuzzi, Vichi e Vitali, sedici scrittrici e dieci scrittori, perlopiù ma non solo italiani, aggiungono un senso a questi turbati stranianti giorni di distanziamento fisico, loro capaci di fronteggiare l’emergenza con le armi della letteratura, per narrare e condividere la propria quotidianità con i lettori interessati. Le lacrime che non si riescono a fermare, insieme alla forza della natura che scioglie il nodo in gola. Le convivenze forzate, come la lontananza di persone care che sembrano insormontabili. I vicini sconosciuti che non lo sono più e il lavoro che cambia negli strumenti, se non nella sostanza. L’errore di aver pensato che non potesse essere tutto vero, o le voci di animali lieti che sia tutto vero. Pochi si affidano agli amatissimi personaggi che hanno creato, molti altri parlano di sé o trovano nuovi protagonisti. Tutti sembrano sicuri che la solidarietà sarà il valore che porteremo con noi, senza poterne poi più fare a meno. E, soprattutto, che le parole, i libri e le storie uniscano: narrare ad altri crea un vincolo invisibile che può superare o spezzare molte barriere e confini. Mentre scriviamo e leggiamo, come quando parliamo e ascoltiamo, non siamo mai completamente soli e deboli. Ripetono, ripetiamo: andrà tutto bene!



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