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Angeli di plastica

Angeli di plastica

I capelli di Mei sono di un azzurro pallido, scolorito come il cielo avvolto dallo smog che la sovrasta. Gli occhi invece sono neri e vivaci. E la mente… la sua mente è preda di pseudoallucinazioni che fin da bambina la tormentano notte e giorno. Non deve avere tutte le rotelle a posto, lo dicono anche suo padre e il dottor Krudo, eppure quella voce nella sua testa che invoca il suo aiuto sembra reale. Troppo per essere solo un sogno, non finta e asettica come il mondo di plastica che la circonda nel Sobborgo abitato da quelli benestanti come lei. Un mondo corrotto dalle guerre nucleari e dai fumi neri delle industrie, dove ogni cosa è prodotta in serie e ha una funzione a cui non può sfuggire, dove persino i sentimenti e le persone sembrano merce di largo consumo. Quella voce invece appartiene a un volto, un ragazzo forse della sua età che continua a invocare il suo aiuto. Un “lui” misterioso che Mei sente di amare come mai le è capitato prima. Deve trovarlo a ogni costo, sapere se esiste davvero o è solo frutto di una immaginazione malata. North esiste? North è rinchiuso in un palazzone grigio alla periferia del Sobborgo e quando è sveglio non si ricorda di lei…

Un macchinario in grado di produrre esseri umani come stampasse file provenienti da un computer alieno. Da dove viene North e tutti quelli che come lui sono sbucati dal nulla? A metà tra i replicanti di Blade runner e le creature antropomorfe dei manga, Angeli di plastica ci trasporta in un futuro gretto e regolamentato fino alla nausea, dove solo l’amore (e del resto questa non è certo una novità) può sfuggire alle rigide regole. Un amore anticonformista e temerario, quello tra Mei e il ragazzo della stanza numero 6. Che cos’è esattamente la PlasticArt e che esperimenti conduce nei suoi padiglioni segreti? Il padre di Mei lavora per quell’azienda da anni, sa molte cose ma non è disposto ad aiutarla, a darle una mano c’è Lazo, il suo assistente ormai devastato dalla malattia e dall’amore incompreso per lei. Colori acidi e luci fredde al neon danno vita a una prosa vivace e scorrevole, e Mei con la sua forza e le sue fragilità, ricorda a tratti l’eroina di Ghost in the shell ‒ storico manga del 1989, poi diventato film di animazione e non, ormai annoverato tra i cult della cultura nipponica. Emanuela Valentini, romana con all’attivo diverse pubblicazioni, mette dentro un grosso calderone bimbi kamikaze, esperimenti genetici di stampo nazionalsocialista, fantascienza light e come detto richiami alla cultura manga. Il ventaglio di lettori possibili è quindi molto ampio, ma il romanzo potrebbe piacere soprattutto ai teenager.