Annette e la signora bionda

Annette e la signora bionda

Il “Saint-Antoine”, nonostante il vento contrario, riesce a entrare nel porto di Fécamp. Petit-Louis, elegantemente abbigliato, è pronto per scendere, come la maggior parte dei passeggeri. La sua cuccetta, situata insieme a quella dei marinai, sotto la prua, gli ha permesso un po’ di riposo durante la traversata. La piccola sistemazione, adeguatamente riscaldata con una buona stufa, gli concede anche un catino di acqua calda, perché Petit-Louis non rinuncia a lavarsi, anche se è in nave. Si asperge come farebbe a casa, con la stessa attenzione che usava sua madre con lui quando era bambino. Decide anche di sbarbarsi, non perdendo, nemmeno in questa occasione, l’abitudine di provocarsi un piccolo taglietto con il rasoio sul pomo d’Adamo, che la natura gli ha donato, appuntito come la cima di una montagna. Non manca di profumarsi con l’acqua di colonia, d’indossare il maglione nuovo, un bel cappotto e gli stivali di gomma gialli. Ed eccolo pronto a scendere, per poter poi prendere il treno per Bréauté, dove troverà la prima coincidenza per Concarneau. Purtroppo però un imprevisto cambia totalmente le carte in tavola. Mancano la marea, quella giusta per poter gettare l’ancora, e così si è costretti ad attendere quella successiva, tanto vicini al molo da intravedere le sagome della chiesetta e delle abitazioni... Non è possibile appartenere a se stessi e contemporaneamente ad un’altra persona. È impensabile vestire i propri panni e quelli altrui; è altrettanto improbabile salvaguardare il proprio punto di vista, considerando anche quello dell’altro, specialmente quando si discute con qualcuno. Le liti possono essere di vitale importanza e considerando due visioni differenti si rischierebbe di non questionare con nessuno, cosa inconcepibile. Il dottor Troms ha diversi problemi e diverse incomprensioni con se stesso. In poche parole, non va d’accordo con l’altro suo io, con cui discute e litiga e sbraita. Il tempo non è dei migliori, ha nevicato tantissimo e il cielo nel suo intenso grigiore non promette nulla di buono. Nelle sole tre ore di luce che ci sono state, il sole non ha fatto capolino e il circondario si è tinto di una luminosità malata. Sembra proprio il colore della cattiveria umana, alla quale il Grande Anders trova sempre una giustificazione, nel bene ma soprattutto nel male...

Sono otto i racconti che compongono questo Annette e la signora bionda di Georges Simenon. La raccolta prende il nome da uno degli scritti in essa contenuti, il più lungo di tutti, pubblicato a puntate nel 1941, sul settimanale femminile “Pour Elle”. Tutti gli altri vedono la luce tra il 1939 e il 1940 su “Gringoire”, uno dei più famosi settimanali politico-letterario francesi, pubblicato tra le due guerre. Annette Bavaron nasce in una famiglia di musicisti; sua madre suona il pianoforte ed è talmente brava da dare lezioni, mentre suo padre insegna violino, violoncello, clarinetto e per questo la casa si riempie quotidianamente di allievi, sabato e domenica compresi. Annette, invece, decide di non voler avere a che fare con il mondo della musica e di lavorare come stenodattilografa per un’agenzia immobiliare. Una giovane diciassettenne è il personaggio principale di questo simpatico racconto, dall’aria innocente e con una furbesca razionalità. Quella che vede Annette protagonista non è l’unica storia spassosa della piccola antologia. Tutte le novelle che la compongono sono, infatti, caratterizzate da questa impronta. Una penna diversa dal solito quella di Simenon in questi racconti: una scrittura che esprime un grande senso di libertà, che dona un sorriso, leggera e divertente. Non per questo lo stile dello scrittore belga manca di spessore, tutt’altro. Quello che l’autore consegna al lettore è un libro di una studiata delicatezza, che non cade mai nella banalità, pur rimanendo nella sua lineare semplicità. La grandezza di Simenon non si smentisce nemmeno questa volta.



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