Apocalisse, 2000 anni dopo

Apocalisse, 2000 anni dopo

Reach non può più aspettare. Mentre si rigira nel letto e cerca di non svegliare Ashlee, decide che è quella la notte giusta per mettersi in viaggio. Dopo aver sentito il racconto di Maria, è sempre più convinto di dover tornare indietro e raccogliere più informazioni possibili su quei “robot luccicanti” che continuano ad affollare gli incubi della giovane. L’hanno soccorsa in condizioni disperate: stremata da tre giorni di volo e con a carico due bambini, unici sopravvissuti dopo l’attacco al loro villaggio da parte degli umani. Ripresasi in fretta dalle numerose ferite corporali, Maria ha raccontato loro tutti i dettagli di quell’attacco: dalle armi messe in campo sino alla brutalità aumentata in maniera esponenziale. Una narrazione che lo ha lasciato turbato e preoccupato; per questo ha preso la decisione drastica – ma necessaria – di far spostare il villaggio più a sud. Dopo aver volato per un intero giorno, finalmente ha trovato un luogo adatto e nel giro di tre giorni ha fatto spostare tutti, in quel posto diventato più sicuro di quella che per sei anni è stata la loro casa. Ora però è necessario conoscere le nuove armi del nemico. Per questo deve recarsi necessariamente proprio nel villaggio di Maria: magari tra le macerie e i cadaveri che gli uomini hanno lasciato dopo il loro passaggio, c’è qualche informazione che può sfruttare a suo vantaggio. A rattristarlo, il dover andare da solo. O almeno è questo che pensa...

“Continuavo a fantasticare sulla post-apocalisse e mi sono chiesto - Ma se andassi più lontano degli altri? Se provassi a rifare il mondo da zero? E ancora - Se non narrassi della solita distopia, ma qualcosa di diverso?”. Questi gli interrogativi alla base di Apocalisse, 2000 anni dopo, esordio letterario di Christopher Legrady. Duemila anni sono passati da quando è scoppiato l’ennesimo conflitto nucleare che ha cancellato la vita dalla Terra; solo pochi uomini sono riusciti a scappare, condannando il resto della popolazione alla morte. Nel corso dei secoli e poi dei millenni, gli sfortunati lasciati indietro hanno sviluppato nuove capacità, adattandosi e ripopolando la Terra che, dopo secoli, è tornata a essere il pianeta vergine degli albori. Tornati sul pianeta d’origine, gli uomini mirano alla sua riconquista puntando alla completa distruzione delle nuove specie createsi. Un tema fondamentale anche ai giorni nostri, quello della paura del diverso e la mancanza di dialogo e che vede da un lato gli uomini, contraddistinti da violenza, tecnologia e disprezzo per il Pianeta; dall’altro Cinerei, Erborei, Acquatici e Nocturni - protagonisti del romanzo – caratterizzati ognuno da un elemento naturale diventato caratteristico della specie. Nonostante il taglio post-apocalittico, è impossibile non notare alcune commistioni con il genere fantasy. Il cane robotico dalle tre teste posto a guardia del reattore nucleare – per fare un esempio - non può che alludere a Fuffi, il celebre cane di Hagrid a guardia della botola, nel primo libro della fortunata saga di JK Rowling. E così tanti altri piccoli omaggi al mondo fantastico che si intrecciano anche con elementi appartenenti alla realtà. Uno tra tutti: la scritta NAPALM, su alcuni serbatoi di robot “infernali”, non può che richiamare la guerra del Vietnam, così come le descrizioni della vegetazione e di alcuni attacchi aerei a danno della popolazione locale. Una idea vincente, quella di Legrady, in grado di rendere scorrevoli circa 600 pagine. Tuttavia, lo stile quasi telegrafico unito alla non completa caratterizzazione dei personaggi e alla presenza - talvolta eccessiva – di molte scene di guerra rendono questo romanzo rivolto più a un pubblico giovane che non adulto, che resta un po’ con l’amaro in bocca.



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