Arcipelago delle passioni

Gentilezza: delicata, gracile, quasi invisibile, la gentilezza può tuttavia crescere anche in società indurite dall’assenza di libertà e giustizia, dal conflitto perenne, dal più brutale degli egoismi. Anche se si mostra resistente e forte, serba in sé una fragilità congenita e non può alcunché contro il male; il massimo che possa fare è disarmarlo, come fa per esempio l’innocenza del bambino. D’altra parte, però, se al mondo venisse a mancare la gentilezza, verrebbe a mancare non solo la civiltà. Ma l’umanità stessa. Modestia: è un modo di essere al mondo, assicura il controllo della volontà e dell’assennatezza sugli istinti, calma il dolore e la tristezza che derivano dall’assenza o dalla mancanza di piaceri, pone un freno alla collera e alla cupidigia. In quanto qualità, il soggetto non può attribuirsela, ma deve essere conferita da un altro, il quale, tuttavia, non deve glorificarla, pena il rischio di procurare l’effetto contrario a quello che il modesto vorrebbe per sé. Collera: tra tutte le passioni dell’animo è quella che ha attirato maggiormente l’attenzione degli antichi. Se ci si lascia trascinare dagli effetti di una collera violenta, si può sprofondare nella ferocia, quella che assimila l’uomo all’animale assetato di sangue. Sta proprio in questo atteggiamento l’apice della collera che, invece, in un primo momento, come scrive Seneca, è solo un moto impulsivo, di afflizione, la cui funzione è quella di protestare contro l’avversità o il contrattempo. Quindi, almeno in un primo momento, la collera può essere sana, in quanto trasmette il senso di una ingiustizia. Si fa invece più aspra quando diventa pulsione vendicativa e finisce per far perdere ogni freno o inibizione. Arroganza: non dipende dall’esigenza di ricevere il dovuto ma dalla pretesa di avere prima di tutti e solo per sé quanto, secondo la regola, non è di nessuno. È pertanto contraria al senso di giustizia e va considerata come il vizio dei vizi perché turba il rapporto con il prossimo, fondato sul rispetto reciproco di ciò a cui ciascuno ha diritto…

Charlotte Casiraghi non è soltanto la quasi trentaquattrenne nipote di Grace Kelly, non è soltanto la bellissima figlia della principessa Carolina di Monaco e del compianto Stefano Casiraghi, ma è anche una giovane donna da sempre appassionata di filosofia, laureata alla Sorbona in questa disciplina e fondatrice della rassegna Gli incontri filosofici di Monaco. L’interesse della Casiraghi per la filosofia risale agli anni del liceo, anni in cui ha avuto come insegnante il professor Robert Maggiori, di origine italiana, filosofo e critico letterario di “Libération” e co-fondatore della rassegna monegasca. I due, che per anni hanno intessuto discussioni sui temi universali, hanno deciso di raccogliere i loro dialoghi in questo interessante saggio, mettendo a disposizione del lettore “un piccolo trattato di passioni che ci circondano come le isole di un arcipelago, non possiamo evitare di attraversarle”. Si tratta quindi di un atlante universale che percorre quella corrente invisibile che intreccia le passioni ai nostri destini. Il lavoro, diviso in tre parti, analizza con un approccio semplice ed alla portata di tutti, pur mantenendo un’impostazione scientifica di base, amore, amicizia, coraggio, nostalgia, tristezza, vergogna ed altro ancora ed invita a scoprire le connessioni che legano tra loro le passioni, attraverso la storia della filosofia - antica e moderna - e le nuove frontiere del pensiero. Ecco allora l’invito a soffermarsi sulla dolcezza, partendo dal suo significato legato al gusto fino a giungere alla considerazione per cui essere dolci comporta il sapere coesistere con il mistero ed essere consci delle nostre fragilità. E ancora, si legge che la maldicenza è “un crimine che uccide a fuoco lento”, perché si compie attraverso la fitta rete delle relazioni e non distrugge null’altro se non il nome o la reputazione; si scopre che la paura è il prologo del coraggio, perché è in grado di farci capire chi veramente siamo. E così via, in un’analisi profonda ma espressa con semplicità che sottolinea anche, implicitamente, l’importanza della riflessione e soprattutto dell’insegnamento: anche se può capitare che ci si perde di vista, ciò che un insegnante ed uno studente si sono trasmessi nel tempo continua a maturare e a caricarsi di nuovi significati.

 


 

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