Arkan, la tigre dei Balcani

L'ombra di Željko Ražnatović, il Signore della guerra, per il mondo intero Arkan la tigre, incrocia il destino del giornalista americano Christopher S. Stewart in una torrida estate del 1998. Il giovane cronista, in giro con la fidanzata da un mese, zaino in spalla per l'Europa, quel pomeriggio in Grecia imbocca semplicemente il treno sbagliato. Al momento non si rende nemmeno conto di dove sta finendo, ma quando il convoglio si addentra nella Macedonia deviando verso la Serbia piuttosto che verso la prevista Bulgaria, capisce di essersi cacciato in un pasticcio drammaticamente serio. Il treno in realtà è un carico di deportati costantemente sotto il tiro e le minacce di uomini in divisa militare. Il viaggio ci mette poco a trasformarsi in incubo. Man mano che scende la notte in quei vagoni vanno in scena, davanti allo sguardo esterrefatto dei due americani, orrori di ogni genere e grado. Uomini percossi con le armi, donne disperate trascinate per i capelli lontano dai propri figli, vecchi a cui viene spaccato il cranio con il calcio del fucile. Egli stesso presto è costretto a mescolarsi a quello scenario di devastazione. Viene separato dalla propria ragazze e condotto in un capanno in aperta campagna dove uomini ubriachi e armati fino ai denti stanno giocando a carte facendo contemporaneamente la guardia ad un gruppo di prigionieri ammassati in catene al buio in uno sgabuzzino maleodorante di urina ed escrementi. Poi per sua fortuna gli vengono restituiti i documenti e viene ricondotto sul treno dove trova la sua ragazza scampata ad un tentativo di violenza carnale. Passano la notte così, in viaggio verso l'ignoto, con la paura costante di essere da un momento all'altro fatti prigionieri o massacrati. Finché la mattina seguente inspiegabilmente vengono rilasciati. Ma quell'orrore intravisto e vissuto in quelle venti ore di viaggio - che per altro non rappresentava che la punta dell'iceberg di quello che Arkan in quegli anni stava compiendo ad albanesi, croati, bosniaci o anche soltanto dissidenti – non lo avrebbe abbandonato mai più, tanto da farlo tornare a più riprese negli anni a venire, in quei territori martoriati dal conflitto, alla ricerca del materiale e della documentazione per scrivere un saggio su uno dei personaggi più sanguinosi e agghiaccianti che la storia contemporanea mondiale ricordi. La storia di Željko Ražnatović, appunto, la storia di Arkan, la tigre dei Balcani...
Questo l'antefatto dell'agghiacciante volume di Christopher S. Stewart edito in Italia da Alet, sulle sanguinose vicende della guerra dei Balcani che negli anni '90 hanno definitivamente smembrato - sotto la spinta della pulizia etnica nazionalista e dell'odio razziale - l'allora Repubblica Socialista Federale di Jugoslvia dell'ex regime totalitaristico di Tito, in una serie di Repubbliche autonome e indipendenti. Indiscusso protagonista di quegli orrendi genocidi compiuti sopratutto ai danni di civili, fu proprio Arkan, il quale sotto la mai apertamente dichiarata spinta del Presidente serbo Slobodan Milošević si mette a capo di un esercito autonomo serbo - le tigri, per l'appunto – con il quale semina terrore e morte in ogni angolo della nazione. Quella sua e dei suoi uomini è una furia cieca aberrante e sconsiderata, che si somma alle altre milioni di atrocità compiute dagli avversari, per un bilancio definitivo che alla fine conterà milioni di morti. Stewart ci racconta questa tragedia immane per l'umanità con indubbio acume documentaristico, analizzando la vicenda tutta con gli occhi di Arkan. Dalla sua travagliata infanzia, fino alla morte, nel 2000, nell'Hotel di sua proprietà, per mano di un non specificato malavitoso locale. Nel mezzo l'agghiacciante escalation di follia di un uomo ossessionato dal potere, dalla gloria, dal denaro, dal lusso, dalla sfrenata ingordigia, dalla violenza, che ne ha fatto uno dei peggiori criminali di guerra di tutti i tempi.

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