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Artusi - Il bello e il buono

Firenze, 1887. Pellegrino Artusi, 67 anni anni, un benestante ex commerciante, viaggiatore, scrittore e gastronomo, dopo aver licenziato l’ennesima domestica – un’arcigna e vecchia megera - riceve alla porta una nuova governante: è Maria Sabatini, detta Marietta, 27 anni. Dopo un brevissimo imbarazzo per essere soli in casa – il cuoco Francesco, coetaneo della ragazza, è momentaneamente in Romagna - sembrano trovare subito un’intesa confortati dal fatto che, in fondo, proprio soli non sono: a rivelare la loro presenza rassicurante sono i due gatti, Biancani e Sibillione, che il padrone tratta da re. Tra Pellegrino e Marietta si instaura poco a poco un rapporto di crescente confidenza e rispettoso affetto nel quale la matura virilità dell’uomo e la giovane e composta femminilità della donna vengono ad integrarsi in un sincero scambio tra l’austerità bonaria dell’anziano e la giovane e sana vitalità della governante. Pellegrino, profondo conoscitore dell’animo femminile, coltiva fuori casa l’esercizio delle passioni amorose, frequentando con discrezione una signora romagnola a lui coetanea e, come lui, trasferitasi a Firenze. La presenza quotidiana di Marietta invece lo completa e lo conforta: non essendoci tra loro alcuna malizia, finisce che i due godano di quell’intimità rassicurante – la figlia che non ha mai avuto? - il cui collante è costituito dalla stesura del ricettario che la giovane donna lo convince a redigere, dopo essersi incuriosita ad uno zibaldone di appunti nel quale l’Artusi annotava aneddoti di viaggio, ricette e considerazioni gastronomiche. Tornato il cuoco Francesco, inizieranno gli esperimenti in cucina ed i tre saranno insieme fino ai 91 anni di Pellegrino, che redigerà negli anni ben 15 edizioni del suo La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene

La ricetta n°604 del manuale gastronomico dell’Artusi è il “Panettone Marietta” che l’autore introduce così: “La Marietta è una brava cuoca e tanto buona ed onesta da meritare che io intitoli questo dolce col nome suo, avendolo imparato da lei”. Parole di zucchero, curioso non siano state riportate nel romanzo. La ricetta di Ketty Magni è collaudata e funziona: documentarsi fin nel minimo dettaglio – vivaddio - su un personaggio del passato, intriderlo nel contesto storico e culturale, condire il romanzo con dialoghi e vicende che abbiano il sapore del plausibile, adagiando infine citazioni e fatti su un letto di realtà documentale. Prosegue così il filone storico-culinario (idea scaltra, originale e ben pensata) iniziato con Il principe dei cuochi, proseguito con Il cuoco del papa; Arcimboldo, gustose passioni e Rossini, la musica del cibo. Come farsi sfuggire l’occasione del bicentenario della nascita del celebre gastronomo ed umanista del quale - assieme a Mario Soldati, con il quale condivide l’approccio al cibo come “materia spirituale” - molto si discute e scrive in questo 2020? Marco Malvaldi nel suo Il borghese Pellegrino (Sellerio) lo declina addirittura in versione detective… Lo stile di Ketty Magni è leggero ed adatto a tutti (ma non manca di riferimenti colti) e la scrittura leggera sa restituire il gusto ed il piacere del bel conversare, del buon vivere e dell’eleganza dei tempi e dei personaggi narrati. Parola di Pellegrino Artusi: “Amo il bello e il buono ovunque si trovino e mi ripugna di vedere straziata la grazia di Dio. Amen”.