Ascesa al Fujiyama

Ascesa al Fujiyama
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È il 25 settembre 1874 e sono le quattro del mattino quando il piccolo gruppo può finalmente scendere dal bastimento della divisione navale ancorato a Yokohama e raggiungere la carrozza sul molo. I trattati giapponesi in merito allo spostamento degli stranieri sul territorio sono molto restrittivi, ma grazie all’intercessione del ministro francese presso il Mikado a Yeddo (nome di Tōkyō fino al 1868), si è riusciti a ottenere il prezioso documento che concede libertà a quella che viene definita “missione scientifica”. Il desiderio di scalare la montagna sacra interdetta a tanti, il Fujiyama, è comune ai membri dell’equipaggio, ma per partecipare all’impresa occorre avere specifiche attitudini, ed ecco che si fanno avanti un ingegnere, un geografo, un medico, un cuoco e il ventunenne Alfred, col ruolo di illustratore. La carrozza li conduce verso Odawara e lungo il tragitto i membri della spedizione improvvisata hanno la possibilità di osservare il paesaggio, le abitudini della popolazione, persino una stupefacente cerimonia di traslazione da un tempio a un altro, con un corteo variegato di partecipanti: dagli straccioni e i malati, ai membri delle classi più alte, riccamente vestiti. Li accompagna un impacciato interprete giapponese, disposto ad andare con loro per svolgere il pellegrinaggio annuale sulla montagna, pratica di grande valore spirituale per i nipponici…

“Chiunque abbia visto qualche lacca o ricamo giapponese avrà senza dubbio notato questo monte perfettamente conico, dalla cima ricoperta di neve, riprodotto pressoché in tutti i disegni”. Il monte Fuji (chiamato anche Fujisan) è un simbolo del Giappone, famoso ormai in tutto il mondo e amatissimo dai turisti, soggetto di illustrazioni, cartoline, stampe e gadget di ogni genere. Si tratta di una montagna vulcanica che ha eruttato l’ultima volta nel 1707, alta quasi quattro mila metri, la più alta del Giappone. La neve la ricopre per dieci mesi di fila e a gennaio la temperatura minima può scendere fino a – 37° C. Con la sua storia, le sue suggestioni e la sua bellezza naturalistica (è abitata da centinaia di specie di uccelli e 37 specie di mammiferi, tra cui orsi e volpi) è diventato patrimonio UNESCO dal 2013. Alla fine dell’800 per un europeo visitare il Fujisan era quasi impossibile, per questo la testimonianza di Houette è così importante (il Giappone ha iniziato ad avere scambi commerciali col resto del mondo nel 1854, rompendo il suo isolamento). In questo breve resoconto il giovane marinaio riesce a comunicare l’emozione che ha provato per l’onore concessogli. Il fascino di un’avventura senza tempo, l’eccitazione che pervade un esploratore quando si confronta con l’obiettivo desiderato. Non mancano leggerezze e pregiudizi nel raccontare del popolo giapponese, definito “semplice e ingenuo” e la spavalderia che accompagna il possesso di un lasciapassare imperiale. Nel testo sono presenti alcune immagini tratte dal volume Il Giappone Moderno e alcune fotografie realizzate da Felice Beato (fotografo italiano, tra i primi a immortalare l’Asia). Purtroppo la risoluzione delle immagini non permette di cogliere al meglio i dettagli.



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