Autodifesa di Caino

Autodifesa di Caino

“Signore e signori della corte… […] Scusate, ho avuto un lapsus… Ricomincio. Signore e signori del pubblico, permettete che mi presenti: sono Caino”. Sì, proprio lui, il simbolo del male, “il primo assassino della storia umana”, sceglie noi come pubblico per la sua arringa. Stufo di essere coperto di insulti nei secoli passati, decide che può raccontarsi e tentare una autodifesa davanti a noi che di orrori ne abbiamo visti proprio tanti solo negli ultimi cento anni, “due guerre mondiali, una gran quantità di guerre locali, gli eccidi, gli stermini, i massacri, i genocidi, le pulizie etniche, le stragi, gli attentati, i femminicidi…”. Quindi adesso basta. Basta prendersi la colpa di tutto il male del mondo, “Che se non ci fossi stato io, avreste amato il prossimo vostro come voi stessi?” – ci chiede Caino, e poi riconosce il suo vero, unico grande errore, “Di non essermi mai difeso, di non aver mai esposto le mie ragioni”. Ma per cominciare la sua autodifesa occorre tornare un po’ indietro. Giusto un poco. Fino alla creazione del mondo. Perché le cose non sono andate tutte esattamente come sono narrate nella Genesi, il primo libro del Vecchio Testamento. Innanzitutto è necessario sapere che Dio, quando creò il suo giardino meraviglioso, “preso dal suo lato borghese”, si accorse che lì mancavano i nanetti. Certo, proprio i nani da giardino! In ogni giardino borghese che si rispetti devono esserci. E così ne sagomò dodici con la creta e poi diede loro vita. Ma quelli cominciarono subito a far danni, a calpestare le aiuole, a tirare la coda ai daini e allora Dio si spaventò e ordinò all’Arcangelo Michele – che faceva un po’ da giardiniere – di aprire le porte dell’Eden e i nanetti scapparono via sulla Terra. Al dodicesimo nanetto comandò di restare nel giardino “E lo chiamò Adamo, cioè a dire cretoso, il terragno”. Adamo all’inizio era felice e faceva quello che voleva scorrazzando ovunque ma poi si sentì triste perché tutti gli esseri viventi avevano una compagna e lui no. Dio allora gliene modellò una con la creta, “Eva, direte voi, e invece sbagliate. Eva fu la seconda compagna di Adamo, non la prima. La prima era una donna di straordinaria bellezza e Dio le impose il nome di Lilith”. Ma lei non aveva affatto un bel carattere e per giunta era una protofemminista. Le cose tra i due andarono male, la donna aprì le porte dell’Eden e se ne andò sulla Terra, pare “a spassarsela con gli undici ex nanetti” fuoriusciti. Di lei si ebbe notizia tempo dopo. Nel frattempo Dio diede ad Adamo una nuova compagna e così Adamo conobbe Eva. Attenzione che già fin qui ci sono una serie di inesattezze, una delle quali è proprio l’equivoco nato dal quel “conoscere” biblico. “Pensavamo che bastasse un solo amplesso per conoscere una donna. Ci impiegammo secoli per capire che nemmeno dopo mille amplessi riusciremo mai a capire come è una donna”. Tutti poi pensano che così sia nato Caino. Ma forse le cose non andarono così. Un giorno, infatti, arrivò il Serpente, che poi serpente non era ma Alialel, uno degli angeli che si erano ribellati a Dio, che aveva perduto le ali ma non la sua bellezza straordinaria, e quando si avvicinò ad Eva lei rimase abbagliata…

Il debutto di Autodifesa di Caino era previsto il 15 luglio 2019 alle Terme di Caracalla, interpretato dal suo autore come era accaduto un anno prima con Conversazione su Tiresia ma, come è noto a tutti, due giorni dopo, il 17, Andrea Camilleri è morto dopo alcune settimane durante le quali i suoi affezionati fan hanno tenuto il fiato sospeso e seguito gli aggiornamenti sul suo stato di salute, a partire dal ricovero avvenuto il 17 giugno. La regia sarebbe stata dello stesso Camilleri insieme a Stefano Vicario, le musiche originali di Roberto Fabbriciani, il progetto curato da Camilleri e dalla fidata Valentina Alferja. Il vecchio contastorie – che ancora in questi ultimi anni aveva dato un nuovo corso alla sua creatività ritornando al suo primo grande amore, il teatro, con questi due monologhi – non è riuscito a portare in scena questo lavoro a cui aveva mostrato di tenere tanto. A maggio, a poche settimane dal debutto, gli era stato chiesto come si sentisse a tornare al teatro dopo averlo lasciato negli anni ’70 e lui aveva risposto così, “Sono in tensione ma relativa. È tale e tanto l’afflusso di adrenalina che non soffro più né il caldo né il freddo”, parole che fanno tanta tenerezza in un ultranovantenne con l’entusiasmo di un giovane artista. Per questo suo ultimo atto aveva curato tutto, musica luci filmati, tutti i particolari. Sellerio, dopo qualche tempo e con presentazione ufficiale l’8 dicembre a Più libri Più liberi, pubblica il testo di questo lavoro, il primo postumo di Andrea Camilleri che suona davvero come un omaggio al primo grande amore del vecchio contastorie. In questo monologo il Male appare come necessario, innato nell’uomo nel momento stesso in cui viene al mondo, come se fosse indispensabile all’esistenza stessa del Bene. Eppure il Male non è predestinazione ma nasce da una scelta, ed è per questo che Caino – che ne è divenuto suo malgrado il simbolo – decide finalmente di ribellarsi e dire la sua. Ha detto Camilleri che “Nella tradizione ebraica, e in parte in quella musulmana, esistono una miriade di controstorie che ci raccontano un Caino molto diverso da quello della Bibbia. Su queste abbiamo lavorato”. La più clamorosa è la rivelazione che Abele, figlio di un arcangelo, e Caino, figlio di un angelo caduto, sono la prova di una amara verità: “Se ne ricava che l’infedeltà coniugale nacque contestualmente alla prima e unica coppia al mondo”. Senza dire poi del rovesciamento eclatante secondo il quale Caino, sul punto di soccombere ad Abele, fisicamente più grosso di lui, legge nei suoi occhi l’intenzione di uccidere – “lo sguardo assassino di Abele” – ed è quindi spinto dalla situazione (ma è pur sempre una scelta) al primo gesto omicida della storia dell’uomo. Dio però condanna Caino a vivere e a vagare col peso della sua colpa, come se, appunto, fosse un simbolo necessario all’esistenza antitetica del Bene. Ed è così che Caino diventa fondatore di città, ideatore della lavorazione del ferro e inventore della musica. Della musica! “Ecco io so, ne sono sicuro, che davanti a Dio l’aver inventato la musica è valso più di ogni sincero pentimento”. Oltre alle storie di origine extra cattolica, come teste a favore della difesa, l’autore cita poeti, drammaturghi, intellettuali, pensatori da Hugo a Hermann Hesse, da Mariangela Gualtieri a Giordano Bruno, da Gioachino Belli a Borges. Questo piccolo libriccino irriverente ed efficace è una riflessione sul Male e sulla scelta, un ragionamento sull’uomo e sulle sue azioni, sulla verità persino, pensieri suggestivi che fanno meditare, accompagnati sempre da quel sorriso sornione di Camilleri che ben conosciamo. Leggetelo, non soltanto per ascoltare ancora la sua voce, quindi, ma per ritrovare ancora una volta la sua intelligenza acuta e pungente. Da segnalare il tenero ringraziamento dell’editore ad Arianna Mortelliti, la nipote che “avendo sostenuto il nonno Andrea Camilleri nella rifinitura del testo in vista della messa in scena, ha collaborato alla cura di questa edizione”.



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