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Avventura e rivoluzione

Avventura e rivoluzione
“A pensarci bene, trovo che ci sia ben poco nei miei trent’anni a cui potermi aggrappare. Non ho un dio, e neanche lo desidero; la fede è soltanto un’altra parodia per trovare se stessi”. Così scrive di sé lo scrittore e giornalista statunitense John Reed mentre narra della propria trasformazione da brillante laureato ad Harvard in corrispondente dal Messico e dalla Russia in anni bollenti. È lo stesso autore in erba capace di descrivere alla perfezione i suoi compatrioti, capitalisti, sfruttatori, farabutti, mendicanti e prostitute: persone che in un modo o nell’altro si arrabattano per sopravvivere, un po’ onestamente, un po’ truffaldinamente. Ed è sempre lui a partecipare alle giornate di soldati in viaggio e di contadini in sciopero, delle piccole e grandi miserie quotidiane. Forte di un’incrollabile certezza: “nella mia vita, come credo nella vita di molti altri, l’amore svolge un ruolo capitale”. Una volta trovato, nulla o quasi potrà più succederci…
Il nome di John Reed è legato al suo libro più famoso, I dieci giorni che sconvolsero il mondo, testimonianza storica sulla Rivoluzione sovietica. Prima, però, di diventare noto, Reed è stato un misconosciuto giornalista affamato di vita, storie, avventure: questa raccolta di racconti fino ad oggi inedita, Avventura e Rivoluzione, ne mostra il talento acerbo e pulsante, una curiosità perspicace e un’instancabile voglia di conoscere. In questi brevi, taglienti ritratti, emerge preponderante il suo sentito interesse per gli umili, i diseredati, i derelitti: di cui diventa partecipe compagno di viaggio e narratore, portando alla ribalta esistenze ai margini e mai completamente rimarginate. Spiace che Reed se ne sia andato nel fiore degli anni, lasciandoci orfani di un genio appassionato che ancora molto avrebbe potuto testimoniare e raccontare in modo lucido e sincero (e spiace anche che una così preziosa testimonianza di prosa civile sia infestata da frequenti e banali errori ortografici).