Azazel

Azazel

431 dopo Cristo. Ipa, monaco e medico presso un monastero sito a una giornata di cammino da Antiochia, si trova nella sua cella e comincia a scrivere la storia della sua vita. Parte da quando, all’età di nove anni, aveva accompagnato suo padre, pescatore, in un tempio del dio Khnum, vicino ad Assuan, in Egitto. E ricorda di come, in quell’occasione, suo padre era morto in un agguato teso da dei cristiani invasati. Rimasto solo, Ipa era stato accolto presso la grande chiesa cristiana di Akhmim, dove aveva intrapreso degli studi di medicina e teologia, venendo in seguito ordinato monaco dal suo maestro, convinto che una tale vita si potesse addire al suo temperamento. In quel monastero Ipa ci era rimasto per diversi anni, finché non aveva preso la decisione di partire alla volta di Alessandria (la grande e cristiana Alessandria del temibile vescovo Cirillo) per perseguire gli studi di medicina e di teologia. Ed è ad Alessandria, scrive Ipa, che la sua vita è cambiata per sempre. Giunto per la prima volta in vita sua di fronte alla vastità blu del mare, Ipa si era spogliato e si era immerso completamente, lasciandosi cullare dalle onde. Solo una volta riemerso aveva notato una ragazza, seduta sugli scogli, che dopo averlo guardato a lungo, gli aveva infine rivolto la parola...

“Questo libro, che mi sono raccomandato di far pubblicare solo dopo la mia morte, contiene la traduzione più fedele possibile di una serie di rotoli di pergamena trovati dieci anni fa tra le rovine di una vasta area archeologica situata a nordovest della città siriana di Aleppo. [...]”. Youssef Ziedan doveva giocoforza essere a conoscenza delle polemiche che l’uscita di Azazel avrebbe suscitato nel suo Egitto, e si è servito di questa trouvaille – esempi celebri sono I promessi sposi e Il nome della rosa, con il quale ci sono pure altri punti di contatto – per raffreddare gli animi in partenza. Un tentativo purtroppo vano. Al momento della pubblicazione (si parla del 2009) del romanzo che gli è valso un Premio Internazionale per il romanzo arabo, sono infatti scoppiate le polemiche: il vescovo Bishoy, segretario del Sacro Sinodo della Chiesa Copta, ne ha chiesto la messa al bando, poiché, a suo parere non si trattava di altro che un tentativo di distruggere l’autentica chiesa cristiana. Eppure, solamente una lettura basterebbe a confutare le tesi di Bishoy. Come Il nome della rosa – avevamo detto che c’erano diversi punti di contatto – cavalca trionfalmente il Medioevo, così Azazel elogia la fioritura culturale del Medio Oriente dei primi secoli dopo la morte di Gesù Cristo. Un Medio Oriente le cui città principali – Alessandria, Damasco, Costantinopoli, Aleppo, Gerusalemme – si vantavano di centri intellettuali di prim’ordine, e in cui i monasteri fiorivano e fungevano da collante sociale per i popoli. Ciò di cui si è lamentato Bishoy è forse il trattamento non proprio cordiale riservato alla figura del vescovo Cirillo, ma d’altronde le sue persecuzioni nei confronti di ebrei, pagani e novaziani sono ampiamente comprovate e alcuni storici lo ritengono il vero responsabile della morte di Ipazia. Youssef Ziedan ha semplicemente scelto un pezzo di storia da raccontare, e lo ha fatto magistralmente.



0

Fai una donazione!

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER