Basilio

Basilio

La maestra gli dà zero. Spaccato, per giunta, come a Zafferani, che però non ha nemmeno l’attenuante della lunga assenza per malattia. Fanno comunella come in una sorta di paese dei balocchi, là dove i bimbi sono mutati in asini, anche se certo per Basilio il tracollo dal dieci è un po’ doloroso. La effe lo fa penare. Sì, sì, proprio la lettera. Basilio avverte il misto di dispiacere e sorpresa spingergli gli occhi un po’ in fuori, primo perché gli pare che la maestra guardi la sua paginetta di “f” minuscole soltanto per un secondo o due, poi perché è rientrato a scuola proprio quel giorno, dopo un febbrone che l’ha quasi steso per poco meno di due settimane, in cui ha pensato più di una volta che avrebbe fatto la fine di Nemecsek, il più sfortunato fra i ragazzi della via Pál. Rimessosi, gli tocca la “f”, mentre prima di mancare erano alla “c” maiuscola, perfetta e premiata con un dieci. Basilio si sente implodere, e torna a posto tenendo il quaderno dritto davanti a sé come un volante. Riguarda le sue “f”: gli paiono Olivia, la fidanzata allampanata di Braccio di Ferro. Quella vaga familiarità però non lo consola, soprattutto perché non ha capito cosa ha sbagliato, ma ha paura che chiedendolo alla maestra lei lo tratti male di nuovo... Se mangi questo pezzetto di formaggio ti do i soldi per il gelato, dice Mario e Basilio, che vuole bene al cugino, molto più grande e grosso di lui, ma la proposta gli gela il sangue. Il groviera ha quasi lo stesso colore del cioccolato bianco, ma mangiare quella cosa scambiandola per cioccolato bianco sarebbe come quando la figura di schiena si gira all’improvviso, negli horror, rivelando una faccia mostruosa. Senza contare che l’urto di quel sapore orrendo non è né la sola né la maggiore paura di Basilio... Il mercato di Porta Portese è affollato come ogni domenica mattina, con il caldo che impasta il viavai dei corpi e delle voci esalando un odore di gente e di città, soltanto sovrastato di quando in quando dagli aromi di porchetta o di würstel, o dagli effluvi di stoffa calda che salgono all’improvviso accostandosi a certe cataste di camicie usate in mezzo a cui, a perderci tempo, si possono trovare un sacco di belle cose. È passeggiando tra quei banchi che Basilio riflette, e pensa alla ragazza di cui è innamorato...

Crescere, che travolgente e avventurosa fatica! È questo il tema del bildungsroman, articolato però attraverso dieci istantanee, tranches de vie, racconti, riusciti sin dai titoli - Premi il pulsante giallo, Prima prendiamo qualche gioco, Quando vinci qualche gara, Va bene, va bene, quando fa buio, Poi ti devo far vedere, Fai la tua partita, Dipende se sta nella fila, Quindi sei salvo, stupido cane, Mica che uno non esiste e Dentro bicchieri d’oro Grandepà? - che fanno tuffare subito il lettore in un’atmosfera di credibile quotidianità che conduce a un’immediata immedesimazione, e a una precisa corrispondenza con molti degli elementi basilari dell’immaginario collettivo di ognuno di noi, di Alessandro Mauro. Un autore che non a caso ha anche una vera passione per il cinema – ognuno dei racconti è un soggetto fatto e finito, pressoché già sceneggiato – e che scrive in modo semplice, chiaro, limpido, diretto, fresco, preciso, divertente, leggero ma mai superficiale: Basilio – Racconti di gioventù assoluta (azzeccatissimo anche il sottotitolo) è una colorata, galleria di ritratti, condizioni, ambienti, situazioni, emozioni, tutti caratterizzati alla perfezione. E il protagonista che dà il nome al libro, che incontriamo bambino e abbandoniamo – ma non del tutto, perché Basilio è ciascuno di noi, unico e insieme universale, la quintessenza di tutte le sfaccettature umane, e quindi non potrà mai essere lasciato, anzi – quando è ormai un giovanissimo adulto, è il filo conduttore di tutti questi brevi testi, ognuno davvero compiuto, che raccontano l’ingresso nel mondo, la ricerca del proprio posto, il desiderio di essere felici, il senso di scoperta, gli imbarazzi, le timidezze, le cadute e i piccoli e teneri trionfi grazie ai quali ognuno è quel che è, e va bene così.



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