Benedetto sia il ladro

Benedetto sia il ladro
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Quando Thomas Lynch nasce, il suo papà è già morto da qualche mese nell’incidente dell’Hindenburg a Lakehurst in New Jersey. Cresce, quindi, negli Stati Uniti con il mito di un papà eroe, di un episodio che tutto il mondo ricorda e con un pallino fisso: l’idrogeno. Una vita senza un padre, il quale però, nonostante tutto, ha comunque già deciso tutto, anche dove mandarlo a scuola: nel suo testamento ha stabilito che Thomas andrà in Inghilterra, nello Yorkshire, alla “Robert Southwell”, lo stesso istituto che ha frequentato lui stesso. Il primo giorno di scuola, dopo il discorso iniziale del preside, dott. Patrick Grimshaw, Thomas viene attirato dal laboratorio di scienze, dove entra, senza permesso, dopo aver visto dalla porta aperta storte, tripodi e tre enormi modelli di molecole. Si scontra subito con Padre Kieran (la maggior parte del corpo insegnanti è composta da preti) che, dopo averlo ridotto in lacrime con un ceffone ben assestato, lo manda immediatamente dal preside. “La passione per le scienze è la stessa di tuo padre”. Proprio in quel primo anno in Inghilterra riceve, appena prima di Natale, un messaggio dalla madre che nel frattempo si è risposata e ha deciso di impiegare quel periodo di vacanze per il suo viaggio di nozze, e quindi invita il figlio a non tornare a casa e ad approfittarne per approfondire la conoscenza della scuola, degli insegnanti e dei compagni. Thomas trascorre così il Natale a casa del preside, che vive con sua sorella Agatha, e che diventa praticamente casa sua, almeno quando non c’è scuola. Dalla madre solo un regalo a Natale e uno al compleanno, nient’altro. E Agatha fa ben intendere che la considera una donna stupida e vuota dentro...

Un’atmosfera dalle tinte “virato seppia”, a cominciare dalla copertina, per finire all’Inghilterra descritta, passando anche per gli istituti scolastici datati che richiamano alla mente alcune strutture viste al cinema, in quei film dove la formazione assume toni importanti, proprio come in questo libro. Almeno nella prima parte. A ben guardare ci si perde un po’ dietro suggestioni, ma poi ci si ritrova a smarrirsi dietro mille colpi di scena che danno alla storia una pennellata di inverosimile. Al Lenau, come dicono tutti, o sono matti o sono noiosi, ma di certo non mancano le stranezze; cosa che, per chi ne esce vivo, significherà avere uno dei cervelli più interessanti in circolazione. Questa l’interessante suggestione iniziale che però forse va perdendosi un po’, nonostante gli spunti che vengono forniti. Alla fine il ladro non sembra proprio “benedetto”, come recita il titolo, anzi, qualsiasi forma di criminalità viene proprio severamente punita dal karma e dalle varie vicissitudini. C’è un intrecciarsi continuo di personalità che sembrano somigliarsi, ma che poi percorrono strade troppo diverse, c’è un abuso di alcol, droghe, superficialità e vigliaccheria, c’è uno scontrarsi continuo con donne forti che, se pur non brillino per correttezza, certo determinano alcune svolte, c’è uno strano legame fra consanguinei basato sulla menzogna ma anche sulle rivelazioni finali che arrivano certamente troppo tardi per costruire un qualsiasi rapporto. E il colpo di scena finale cancella tutto.



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