Binario sette

Binario sette

La stazione ferroviaria è il non luogo ideale per osservare un’umanità in transito nella sua regolarità e nelle eccezioni. Al binario sette dello scalo di Peterborough spesso fermano i treni merci per il cambio dei macchinisti. Durante la chiusura al pubblico, gli unici a muoversi da quelle parti sono il guardiano di turno e, talvolta, sbandati e piccoli criminali. In una fredda notte di novembre, le telecamere registrano il passaggio furtivo di una volpe ma non quello di Lisa. Lisa non ha corpo, è un fantasma. Per qualche ragione che lei stessa stenta a cogliere è rimasta tra i binari “a guardare le cose a posteriori”. Seppur distratta dal fascino di alcuni passeggeri abituali, pendolari, sa che sarà impossibile accorciare le distanze, sperimentare le dimensioni del corpo: i suoi sensi sono limitati. Non lo sono, invece, le emozioni e l’irrinunciabile tendenza a ragionare sugli eventi che, nei casi migliori, somiglia a una forte consapevolezza: “Sono più saggia adesso di quanto non sia mai stata da viva”. Aveva trentasei anni, Lisa, quando è morta travolta da un treno in corsa lungo il settimo binario. Omicidio o suicidio? Prima che il dilemma possa diventare tanto urgente da pretendere una soluzione, un’attribuzione di responsabilità, Lisa continua a sperimentare un’esistenza alternativa: come osservatrice delle vite degli altri e nei flashback che la riportano agli ultimi anni terreni, alla famiglia e al suo fidanzato. Matthew, giovane e determinato medico, impegnato ed esigente, l’uomo giusto per costruire un amore perfetto. Ancora prima dell’insorgere dell’abitudine e di una certa insofferenza, la storia di Lisa e Matty s’incrina: insidiosi segnali generano dubbi e preoccupazioni. Lui non è premuroso, è morboso; non è sotto stress per le ore trascorse nel suo pronto soccorso, è ossessionato dalla morte. Se era stato difficile essere consapevole dei pericoli in vita, sarà questo surreale stato di assenza di corporeità a spingere Lisa a chiedere aiuto, pretendere una risposta, raggiungere la chiarezza…

“In fatto di relazioni siamo tutti destinati a raggiungere, a tempo debito, il dolore della chiarezza. Tantissime cose appaiono ovvie a posteriori, ma quando c’è in gioco l’amore gli indizi sono sempre ambigui”. La protagonista di Binario sette svolge in prima persona un’indagine psicologica su se stessa e sugli eventi (soprattutto sentimentali) degli ultimi mesi della propria vita. Non è il canonico flusso di coscienza del personaggio morto all’improvviso e in circostanze improvvise e spesso violente, bensì la necessità di trovare significati, collegare decisioni ed evoluzioni. Ci sono il ritmo e la costruzione del thriller e la certezza, dunque, che al lettore non mancherà un compimento, eppure la Doughty, autrice e critica britannica, dirotta la trama dell’inchiesta verso riflessioni più approfondite. Nella mente di Lisa - che da entità sovrannaturale non ha perso la sete di giustizia e la lucidità - si compie un processo a se stessa e alle scelte della sua esistenza. Eventi che aprono una finestra sui drammi silenziosi, insospettabili, negati fino all’evidenza di certe coppie, dei quali spesso solo la parte femminile è consapevole. Se questo romanzo diventasse un film - e i presupposti potrebbero esserci - non avremo difficoltà a immaginare l’aspetto della protagonista, la sua casa, i caratteri degli altri personaggi e la dinamica delle scene più drammatiche; soprattutto, però, sarebbe semplice riconoscere il suo sguardo, anche post mortem: vigile, empatico, talora arrabbiato, ansioso sempre di giungere alla verità.

 


 

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