Biologia della gentilezza

Gentilezza, ottimismo, gratitudine, perdono, felicità: tutto era relegato, fino a qualche anno fa, a filosofie di vita e movimenti di pensiero (anche New Age) e solo da oggi la scienza ne ha sottolineato la corrispondenza biologica. I buoni sentimenti, i valori positivi, gli stessi pensieri positivi mostrano i loro effetti nell’evoluzione dell’uomo, nel suo benessere e nella sua sopravvivenza. La nostra interiorità positiva, volta al bene e alla gentilezza, ha risvolti positivi nel nostro DNA, donandoci salute e longevità oltre che portando qualità alle nostre relazioni sociali. Attraverso la biologia della gentilezza e i suoi vari strumenti e strategie, come relazioni felici, alimentazione, meditazione, movimento fisico, musica e contatto con la natura, si arriva a dimostrare che non è il più forte sul piano fisico, mentale ed economico a cui è destinata la sopravvivenza in questo pianeta, ma al più gentile, perché proprio la gentilezza sembra essere la strategia evolutiva migliore. Coltivarne quindi i cinque pilastri (valori), ovvero gentilezza, ottimismo, perdono, gratitudine e felicità, diventa un imperativo evolutivo imprescindibile. La cosa ancora più interessante è che “si torna all’antico”, ai saperi delle tradizioni millenarie, rivisitate alla luce della moderna scienza. La parola “gentilezza” di per sé ha un suono dolce, richiama alla mente qualcosa di garbato, amabile. La parola deriva dal latino “gens” che rappresenta un “gente”, ma con il senso di clan di appartenenza, specifico e non generico, con, nell’antica Roma, tutto un bagaglio di reciproci doveri di difesa e assistenza, rispetto e condivisione, persino del luogo di sepoltura. Qualcosa, insomma, che va ben oltre la buona educazione...

Una Giornata internazionale della Gentilezza, il 13 novembre, un protocollo per le città gentili, per le attività gentili e soprattutto il conforto della scienza: Daniel Lumera è super impegnato nella messa in pratica di tutto quello che ha scritto nel suo libro di grande successo, realizzato a quattro mani con Immaculata De Vivo (che rappresenta proprio la parte scientifica, essendo epidemiologa della Harvard Medical School e una dei massimi esperti mondiali della genetica del cancro), alla quale si deve tutta la spiegazione dei Telomeri, ovvero quelle strutture del nostro DNA che hanno il compito di mantenere integri i nostri cromosomi e il materiale genetico delle nostre cellule, particolarmente sensibili agli input che forniamo. Inevitabile pensare agli studi sulla coscienza dell’acqua di Masaru Emoto con i cristalli meravigliosi che si formano soltanto in presenza di parole gentili e di gratitudine. L’esaltazione della gentilezza, inoltre, in questo mondo così poco affine all’educazione e al rispetto, invita ad augurarsi che tutte le persone che affollano le conferenze e le iniziative di Lumera, oltre ad aver letto il libro, siano in grado di mettere in pratica almeno una parte dei suggerimenti riportati, al fine di riposizionare questa società arrabbiata e irritante, superficiale e cattiva, a un livello più accettabile di vivibilità. È necessario capire che, compiendo un atto di gentilezza, non ci si deve aspettare niente in cambio e la chiave vincente è proprio questo “disinteresse”. Il consiglio non è solo quello di leggere il libro di Lumera, ma di meditarne i contenuti, confrontandoli con la nostra vita di tutti i giorni, con ciò che proviamo ricevendo e donando un sorriso, sensazioni a cui non facciamo caso, ma che regalano positività e benefici indiscutibili alla nostra salute.

 


 

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