Black Square - La fuga del giovane Holden

Black Square - La fuga del giovane Holden

Ilse Van Maarson Sutherford è un’anziana signora che vive a New York. Ha 90 anni e da dieci anni è cieca per una retinopatia trascurata. Possiede un ingente patrimonio che suo marito Josh le ha lasciato morendo. Per avere un’idea dell’entità dell’eredità, basti pensare che Josh è l’ideatore dei mitici tupperware, i contenitori sottovuoto per vivande cotte e crude, e li ha commercializzati. Ilse è solita fare un sogno, sempre quello, che la riporta indietro nel tempo a quando, da ragazzina, nella natia Olanda, ogni pomeriggio alle cinque una pattuglia della Wehrmacht passa sotto la finestra di casa sua e in fondo alla strada appare una bimbetta con le trecce che avanzando di spalle cammina a ritroso. Si sveglia sempre di soprassalto e sudata, chiamando: “Allie!”... Pietro Maltese si trova invece in Italia, a Roma. Ha una strana sensazione addosso, non ha proprio voglia di uscire. Sì, va bene, piove e fa freddo, ma questo malessere è un’altra cosa. Eppure non è rimasto sotto le coperte, anzi, è vestito di tutto punto, pronto per andare a lavorare, ma proprio non va. La ex moglie è in Costa Azzurra col nuovo compagno, sua madre non lo riconosce da due anni, ma ormai si è fatto una ragione della sua malattia. Proprio mentre la colf georgiana Andrea sta entrando in casa, suona il telefono. Ecco cos’era: Miep, la ragazza olandese conosciuta a Londra dieci anni prima, la sua unica avventura di una notte, sta per morire. Lui pensa di non voler proprio correre al suo capezzale, ma... prenota un posto nel volo per Londra di quella stessa sera, rendendosi conto di aver vissuto sempre all’ombra di quel magnifico frammento di esistenza...

C’è una parte emozionale e una surreale in questo romanzo, ed entrambe sono capaci di attirare l’attenzione del lettore. Gli spunti non mancano, perché non manca, ad esempio, la tenerezza di un padre che riconosce la propria figlia, di cui non conosceva affatto l’esistenza, da un piccolo difetto che li accomuna, un accenno appena di strabismo per l’uso di un occhio più dell’altro. Non manca il tentativo di dare una interpretazione alla “leggenda” che vuole che i personaggi di un libro prendono per mano il proprio scrittore e gli “impongono” la storia e quindi personaggi che sono estremamente vivi e attivi. Non manca l’invito alla lettura perché “se la gente non legge più, che fine fanno i personaggi dei libri? Restano al buio, da soli, a vivere sempre la stessa storia”... Invece con i propri lettori, i personaggi hanno uno scambio continuo di emozioni, lacrime, ricordi, condivisioni. Ma ci sono riferimenti anche sulla scrittura (quella del nonno Parsifal durante la Prima Guerra Mondiale), che attraverso la calligrafia diventa, pagina dopo pagina, sempre più confusa, nervosa, le parole diventano paura, disordine, fretta, sgorbi... mentre il sonno si fa svenimento per dimenticare... Non manca nemmeno un richiamo (anzi, forse più di uno) alle nefandezze dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale e ai condizionamenti che imponevano, alle scelte obbligatorie, ai sensi di colpa conseguenti che non abbandonano nemmeno dopo una vita intera. Nella parte surreale ci sono personaggi che escono dai propri romanzi di appartenenza, diventando reali, lasciandosi dietro, a causa della loro fuga, solo pagine bianche. Ma poi...



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