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Breve storia dei capelli rossi

Da dove sono arrivati i capelli rossi? Come sono state considerate le persone con la chioma fulva nel corso della storia? E perché proprio così male? In Italia ci sono un sacco di Rossi e Russo, i cui capostipiti avevano sicuramente una capigliatura rossa. Forse non erano così tanti, ma il tratto distintivo era talmente importante da dover per forza diventare l’etichetta della persona. Circolano molte leggende sulle persone con in capelli rossi, non tutte lusinghiere, e hanno ovviamente lasciato una traccia significativa, e alquanto tenebrosa, in un po’ tutte le aree della cultura, fino a creare però una vera e propria riscossa sulla fama di questa chioma. Infatti, se nel passato la fama non è stata di certo lusinghiera, basti pensare a quel famoso Rosso Malpelo della letteratura che già faceva affidamento su uno stereotipo diffuso, o alle voci che circolavano sulla fame sessuale dei rossi, oggi sembra che invece godano di una qualche forma di ammirazione, pur sempre accompagnata dal sospetto, che ha contribuito a portare i rossi alla ribalta. Sicuramente costituisce ancora una rarità che stupisce e interessa, tanto da attirare anche l’attenzione della scienza, che oltre a fare un tracciamento di quel gene MC1R che sarebbe il responsabile di questa colorazione, cerca anche di individuare caratteristiche comuni tra i rossi, in parte smentendo, in parte confermando i luoghi comuni e la saggezza popolare…

Breve storia dei capelli rossi è il titolo esemplificativo del libro di Giorgio Podestà pubblicato da Graphe.it Edizioni. E in effetti di un testo molto breve si tratta: in appena sessanta pagine si passa tra i popoli dai capelli rossi che hanno dato origine a questo gene, a uno sguardo sulla letteratura, sul cinema, sulla moda e si ha anche il tempo di fare una breve incursione nella scienza. Una storia breve quindi, che affronta un argomento che invece si colloca lontanissimo nella storia, nel corso della quale si sono stratificate sempre più credenze, il cui filo rosso starebbe proprio in quel colore del capello come qualcosa di turbolento e battagliero, si veda il caso del due volte assassino e due volte fuggitivo Erik il Rosso. A chiusura del testo compare anche una lista di italiani dai capelli rossi famosi, tanto per puntualizzare che i rossi non sono una prerogativa nordeuropea. Insomma, il libro raccoglie diversi momenti della storia dei rossi, e lo fa con una scrittura molto leggera e divertita, più vicina a una rivista di costume che a un libro di storia. Infatti non si trova nel libro un approfondimento su un tema o un aspetto della questione che sia storico, sociale o culturale, e anche nei capitoli sull’arte figurativa, sulla letteratura o semplicemente sulle celebrità si ha di più la sensazione di leggere una lista di nomi o aneddoti messa in forma di prosa.