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Buffalo Bill a Venezia

Buffalo Bill a Venezia

Seduto sul treno che da Treviso in poco più di trenta minuti lo porterà nel cuore della Serenissima, l’ispettore Stucky si chiede per la centesima volta il perché ha acconsentito a recarsi a Venezia. Non che la città non gli piaccia, anzi; nutre per Venezia un amore profondo e viscerale che gli fa dolere il cuore ogni volta che lascia la laguna per rientrare a Treviso, luogo ormai dove vive e lavora. Eppure, quando il suo collega Scarpa – ancora impiegato alla questura di Venezia – gli ha chiesto una mano per indagare su chi gli avesse ucciso il gatto, Stucky ha avuto qualche reticenza ad accettare l’invito. Il suo fiuto da ispettore lo ha messo all’erta: un racconto strano soprattutto se arriva da Scarpa, l’uomo più inadatto possibile ad avere un animale domestico, meno che mai un gatto; figurati poi ad avere l’unico felino che a Venezia è stato colpito con una balestra. Nondimeno eccolo lì, stipato in un sedile a quattro posti mentre cerca di non farsi travolgere dal caldo umido che passa attraverso il finestrino semiaperto. Prima di partire, si è fatto giurare che non una parola sarà fatta sulla personalissima indagine che il collega sta portando avanti e nella quale, ormai da mesi, cerca di coinvolgerlo. È diventata abitudine di Scarpa svegliarlo all’alba per chiedergli se avesse avuto il tempo di leggere quei faldoni che qualche mese prima gli ha inviato: mesi di indagini per trovare un collegamento tra le morti di alcuni turisti annegati nei canali. Secondo Stucky sono del tutto accidentali: in fin dei conti a Venezia è detto che “Chi xe mona deve star a casa” perché è un niente che si confonda la terra ferma con l’acqua e ti ritrovi giù. Ma non per Scarpa, che di quelle morti ha fatto una malattia, convinto che per la Serenissima si aggiri una banda addetta alla “pulizia” dei turisti indisciplinati...

Avete presente quei libretti ricchi di immagini tutte leggermente diverse una dall’altra, che prendono vita se le pagine vengono girate con abbastanza velocità? È la stessa impressione che si ha leggendo Buffalo Bill a Venezia di Fulvio Ervas: un caleidoscopio di immagini, piccoli frammenti di fotografia che scorrono ad alta velocità sulle pagine e confezionano questo romanzo giallo in cui ogni particolare, ogni personaggio sembra essere svincolato dal resto della trama, salvo poi incastrarsi perfettamente nella storia e portare a compimento il plot. Nel terzo libro della serie dell’ispettore Stucky (Finchè c’è prosecco c’è speranza ha ottenuto anche una trasposizione cinematografica con Giuseppe Battiston nei panni di Stucky), l’ispettore tutto d’un pezzo e dal fiuto infallibile ritorna a Venezia in aiuto dal suo ex collega Scarpa per indagare su una serie di incidenti mortali che coinvolgono turisti. Un filone poliziesco che però serve al suo autore solo come spunto, per poi procedere alla scoperta di Venezia; quest’ultima assurge sin da subito al ruolo di coprotagonista: le calli, gli innumerevoli scalini, i piccioni, piazza San Marco, la Giudecca... minuziose descrizioni che risultano essere familiari a chi conosce la topografia della Serenissima, mentre ammaliano coloro i quali non hanno dimestichezza con la città sull’acqua. La velocità con la quale si susseguono personaggi, scenari e congetture conferisce una certa dinamicità alla narrazione, mai statica e mai noiosa; ma al contempo questa stessa subitaneità rischia di confondere il lettore che se non armato di una certa attenzione ai particolari rischia di trovarsi impantanato nelle acque del racconto, con il risultato di dover tornare indietro di alcune pagine per carpire il dettaglio sfuggito. Anche le frasi in veneziano, inserite nei dialoghi, aumentano il senso di esclusione per chi quella lingua non la padroneggia, conferendo anche al lettore lo status di turista (e quindi di ospite non sempre ben voluto). Il tutto però viene ricompensato dalla capacità di Ervas di descrivere Venezia attraverso scorci non convenzionali che aumentano – se ciò fosse ancora possibile – l’aura di mistero e bellezza che da sempre avvolge la Serenissima.