C’era una volta il cinema

C’era una volta in America è uscito da due anni. Leone è in cerca di finanziamenti per realizzare I novecento giorni di Leningrado e racconta a Simsolo in che modo sta procedendo la sceneggiatura, come già fatto per C’era una volta in America dal 1971 al 1982. Passano tre giorni a casa sua a Roma per le registrazioni. In seguito, Leone rilegge tutto il materiale senza apportare modifiche significative e comunica a Simsolo l’intenzione di regalargli il libro, ossia di cedergli la totalità dei diritti. Leone è una persona generosa. Due anni dopo la pubblicazione di questo libro-intervista, Sergio Leone muore di infarto a sessant’anni, subito dopo aver visto in televisione un film di Robert Wise… Strano percorso, quello di Leone. Figlio di un grande regista del cinema muto che perde il lavoro per essersi opposto al fascismo, trascorre l’infanzia in relativa miseria prima di diventare il più giovane assistente regista d’Italia e di lavorare con Vittorio De Sica, Mario Bonnard, Steno, ma anche con Robert Wise e Raoul Walsh per Elena di Troia, con Orson Welles per un film incompiuto che sarebbe in seguito diventato Rapporto confidenziale, con William Wyler per Ben-Hur e con Fred Zinnemann per La storia di una monaca. I suoi ingaggi professionali lo pongono di fronte a uno specchio in cui il neorealismo guarda Hollywood…

Classe 1944, dunque di tre lustri più piccolo di Sergio Leone, Noël Simsolo, francese di Périgueux, patria dei tartufi nel bel mezzo della Dordogna, regista, attore, romanziere, storico del cinema, sceneggiatore e chi più ne ha più ne metta, è stato per quindici anni amico del cineasta italiano amatissimo da Tarantino e non solo. Colui che ha eternato la storia di David Aaronson, a tutti più noto come Noodles, l’uomo che per lungo tempo ha trascorso la vita, almeno stando a una sua celeberrima risposta, andando a letto presto. Il regista che si dice sostenesse, certo con ironia, che Clint Eastwood avesse solo due espressioni, una col cappello e l’altra senza: le conversazioni qui raccolte e tradotte da Massimiliano Matteri sono in realtà un unico grande dialogo, intenso, chiaro, brillante, schietto e ininterrotto durato un decennio e mezzo di fatto di vera convivenza tra Cannes, Roma – Leone abitava in una ancor oggi notissima villa all’EUR – e Parigi, festival cinematografici, trattorie, bistrot del Marais, ristoranti d’alta cucina, case di amici, mercati delle pulci, animate discussioni, risate, chiacchierate al telefono per parlare di cinema o per fissare appuntamenti con potenziali finanziatori, uffici di avvocati, cene con Jean Gabin, serate mondane, riunioni di produzione, scorribande notturne... Un fiume di parole da cui emergono l’uomo (pessimista, lucido, insoddisfatto, fedele ai veri amici, scaltro con gli infidi, innamorato dei suoi figli, pieno di rispetto per gli altri, cinefilo innamorato di Charlie Chaplin, John Huston, Vittorio De Sica, John Cassavetes, Jean-Luc Godard, John Ford, Henri Langlois), l’artista, la sua biografia, l’infanzia, il percorso di crescita e creativo, la visione del mondo, della società e della professione.

 


 

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