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Caccia all’uomo

Caccia all’uomo

Tyson Connor – magro, lineamenti delicati che lo fanno sembrare un bambino, aria nervosa – esce di casa, sale su una vecchia Volvo e parte, con un’ora di ritardo, per andare a scuola. Abita con la madre in una casa piuttosto modesta, in stile ranch, non troppo lontana dall’istituto scolastico che frequenta. Tyson soffre di attacchi d’ansia e non ama la scuola; è già stato espulso da due istituti a causa delle numerose assenze e delle gravi insufficienze in diverse materie e la madre, per evitare che abbandonasse gli studi, lo ha iscritto ad una scuola alternativa. Elvis Cole si trova ad un isolato di distanza, in attesa che il ragazzo se ne vada. Appena lo vede allontanarsi, la madre del giovane, Devon, lo chiama al telefono e gli comunica che può raggiungerla. La donna, dall’aspetto curato ma dai movimenti piuttosto rigidi, è segretaria in uno studio legale ad Encino. Invita Cole ad entrare in casa, nel soggiorno che odora di pancake e di pesce, e gli rivela di essere molto preoccupata per il figlio. Ha trovato denaro ed oggetti di valore nella camera di Tyson ed è assolutamente convinta che il ragazzo sia entrato in un giro di spacciatori e delinquenti. Vuole che Cole scopra cosa in realtà stia accadendo. Elvis non è certo di volere quell’incarico – pensa alle solite bricconate senza conseguenze degli adolescenti –, ma quando la donna gli chiede di seguirlo nella camera del figlio, si rende conto di quanto la faccenda sia seria. Da un cassetto della scrivania Devon estrae un orologio con un quadrante brillante, in oro bianco diciotto carati, un Rolex Cosmograph Daytona, un giocattolino da quarantamila dollari. Sulla cassa e sul cristallo c’è qualche piccolo graffio, ma per il resto l’orologio è perfetto. Devon spiega a Cole che l’orologio è solo l’ultimo degli oggetti improvvisamente e misteriosamente comparsi nella camera del ragazzo: ha cominciato con le camicie, camicie nuove, poi sono arrivate scarpe altrettanto nuove, infine una giacca. Tutti indumenti che provengono da Barneys, a Beverly Hills, negozio nel quale Devon e il figlio non possono assolutamente permettersi di fare acquisti...

Tre adolescenti convinti di aver già compreso qualsiasi aspetto della vita e sicuri di potersela godere a modo loro, perché ormai certi di essere grandi e di aver abbastanza pelo sullo stomaco. Tre adolescenti che non ne azzeccano una e si buttano senza protezione alcuna in situazioni talmente rischiose da coinvolgere anche chi sta loro intorno e da creare una serie incredibile di danni collaterali. Tyson, Alec e Amber sono tre ragazzi allo sbando, che – come teme la mamma di uno di loro – potrebbero essere coinvolti in qualcosa di losco, come lo spaccio di sostanze stupefacenti. In realtà, la situazione è molto più grave di quanto appaia. I tre – come scoprono presto l’investigatore privato Elvis Cole e l’amico Joe Pike – da tempo si dilettano ad effettuare grossi furti nei quartieri più ricchi di Los Angeles ma, a quanto pare, questa volta hanno rubato qualcosa alla persona sbagliata che, pur di recuperarla, non ha esitato ad assoldare i migliori sicari sulla piazza, uomini che non hanno alcuno scrupolo e, anzi, sono noti per il loro grilletto facile. Ecco allora che si innesca una vera e propria caccia all’uomo pericolosissima, in cui fughe, indagini incalzanti, colpi di scena e spargimenti di sangue si susseguono a ritmo serrato, in un crescendo di tensione, fino all’epilogo finale. Elvis Cole, che sembra in tutto e per tutto il fratello minore del famoso Harry Bosch (il detective nato dalla fantasia di Michael Connelly), con cui condivide, tra l’altro, l’indirizzo di casa ed un passato nella guerra del Vietnam, è un personaggio intrigante, intelligente e sarcastico, che si muove in una Los Angeles cupa e minacciosa, ma non smette di lottare (perché ancora di crede) per una realtà più pulita e migliore. Robert Crais, che è anche un affermato sceneggiatore televisivo – Miami Vice, solo per citare uno dei suoi successi – si è impegnato negli anni a far sì che le avventure di Elvis Cole e Joe Pike (diciassette, fino ad ora) non diventassero trasposizioni cinematografiche, lasciando così ad ogni lettore la libertà di continuare ad immaginarli così come la sua mente li ha ritratti, eroi normali a servizio della giustizia e della verità.