Cadaveri a sonagli

Cadaveri a sonagli

Nicola e Lea stanno tenendo d’occhio la villa da tre giorni, un bel villone a due piani che dice “soldi”. D’altra parte hanno scelto apposta Santa Margherita alle Langhe, qualche migliaio di abitanti quasi tutti dediti alla viticoltura: e si sa che il vino, soprattutto se buono, risente poco della crisi. Hanno visto entrare e uscire il proprietario sempre solo: se esistono una moglie e dei figli, evidentemente sono via e se ci fossero dei domestici li avrebbero visti. Insomma, un lavoretto pulito veloce e senza rischi. Un rapido giro di Lea per verificare che non ci siano telecamere e poi il via a Nico perché la raggiunga con il palanchino con cui forzare le ante del cancello e poi procedere spaccando una finestra, sperando non ci sia l’allarme inserito. La centralina dell’allarme effettivamente c’è ma è spento e Nico ringrazia mentalmente che il padrone di casa sia un cretino o quantomeno un uomo distratto, un problema in meno a cui pensare. Se una cassaforte c’è, ed è a quella che punta – mentre Lea curiosa e arraffa oggetti a caso – è al piano di sopra. Fare il ladro è una professione che richiede certe accortezze che ai dilettanti possono sfuggire, tipo sul “lavoro” spegnere il cellulare. Invece il suo mentre sta salendo le scale si mette inopinatamente a suonare. Purtroppo per tutti, i due ladri, a differenza di quel che credevano, non sono soli in casa, a letto con una brutta influenza c’è Carla Maniero, una donna che nessuno ha mai amato ma il cui patrimonio Romoli ha sposato senza scrupoli. Sentendo una suoneria estranea, Carla si alza dal letto per affrontare chi si è introdotto in casa sua...

Un furto finito male (molto male) è solo l’inizio di una catena di eventi che coinvolge un mucchio di gente a partire da Gianni Romoli, il marito che dopo essere stato dall’amante del momento ed essersi messo in una situazione a dir poco imbarazzante, invece di andare al ristorante che ha aperto con i soldi della moglie torna a casa per darsi una sistemata, trovando qualcosa di totalmente inaspettato che cambierà totalmente la sua vita. O da Rocco, che sia pur controvoglia deve portare Oscar, il pinscher della sua fidanzata, a fare i bisogni e si ritrova a rincorrerlo nel giardino di casa Romoli proprio nel momento più sbagliato, trovandosi davanti a una finestra da cui vede quel che non dovrebbe vedere. Un noir in cui Christian Frascella evidenzia – se mi passate la citazione – la banalità del male. Ci sono morti e qualcuno che li uccide, c’è un’indagine e dei poliziotti, ma davvero quello che conta non è l’indagine. Uscendo dalla sua comfort zone (lo so fa un po’ ridere) di Barriera di Milano - il quartiere di Torino dove “opera” il suo detective Contrera - terra di mezzo dove ognuno fa i fatti suoi, leciti o illeciti che siano, dove si mescolano i disperati di mezzo mondo approdati per cercare una vita dignitosa e fagocitati dalla miseria dalla delinquenza, dimostra tutte le sue qualità di noirista di gran classe. Cambia anche la scrittura insieme all’ambientazione, si adegua al paesaggio di provincia, diventando meno dura pur descrivendo cose raccapriccianti, intreccia le vite di gente comune - che probabilmente non si sarebbe mai incontrata se non per caso al bar o al supermercato - coinvolta a vario titolo in un episodio criminale che tira fuori da ognuno il peggio. O forse, per tornare alla citazione, porta semplicemente in luce quella parte che giace nascosta in quasi tutti noi, quella che si adegua alla civile convivenza, ma è pronta a prendere il sopravvento e approfittare delle circostanze per trarre un possibile vantaggio a spese degli altri.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER