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Caesar

Caesar

13 gennaio 49 a.C.: un messaggero arriva stremato presso la casa della vedova matrona Servilia Cepione con un messaggio e un sacchetto contenente un dado da parte di Giulio Cesare: ha varcato il Rubicone, dando inizio alla guerra civile contro Pompeo. Servilia conosce Cesare fin da quando erano bambini, sa della sua ambizione e della sua volontà di rivalersi dall’appartenenza ad una famiglia non abbiente, ma proveniente da una delle gens più antiche di Roma. Tutta la città è a conoscenza della loro relazione e di quanto il loro legame sia prezioso per il giovane condottiero. Proprio per questa influenza, Cicerone prega la donna di riunirsi con il suo amato e dissuaderlo dalle sue intenzioni, facendo leva sul fatto che il figlio Bruto, insieme allo zio Catone, abbia raggiunto le truppe di Pompeo e che siano pronti a combattere contro il primo nemico della Res Publica. Ma Servilia, sebbene abbia il cuore diviso tra l’amante e i suoi familiari, non vuole che Cesare fermi la guerra e desidera che risplenda in tutta la sua gloria. Perciò, incurante ai moniti del famoso oratore, lo accompagna durante la campagna militare, assistendo alla sua clemenza verso le città, alla sua benevolenza nei confronti dei soldati, alla sua sofferenza nel vedere cittadini romani cadere per mano del suo esercito, ma anche alla sua spietatezza verso i traditori come Labieno e, soprattutto, al suo odio per Pompeo che rimane indifferente alle sue richieste di trattativa e di pace. Da Brindisi a Farsalo, fino in Oriente, Servilia, pur consapevole di non essere e mai divenire sua moglie, rimane accanto a Cesare, divenendo il suo miglior consigliere, finché in Egitto non si imbattono nella bellissima Cleopatra…

Dopo l’esordio di Tenebre, la latinista e filologa Antonella Prenner si dedica in questo romanzo alla figura di Gaio Giulio Cesare, raccontata dal punto di vista di Servilia, la matrona che, secondo le fonti, egli amò al di sopra di tutte. Bella, spregiudicata, intelligente, Servilia fu definita dallo studioso Munzer come “l’alter ego” di Cesare per la sua influenza e per il suo potere all’interno della società romana. Mossa da interessi opportunistici, come attesta la circostanza in cui aveva programmato il matrimonio del proprio figlio con quello di Cesare per acquisire ancora più forza, Servilia è un personaggio non solo presente, ma al centro del contesto storico dell’epoca, sebbene non ricordata adeguatamente quanto lo sarebbe stato un uomo. Proprio spinta da questo spirito di riscattarla, la Prenner decide originalmente di darle voce con una trasposizione dei fatti storici, analiticamente enucleati, secondo il taglio femminile, senza perdere la fedeltà alle fonti. Ne è testimonianza il fatto che il racconto è ricostruito attingendo ad autori autorevoli quali Svetonio e Plutarco, nonché i greci Cassio Dione e Appiano, che la scrittrice abilmente “colleziona” - nell’accezione latina del termine – e che unisce ai momenti di creatività, identificati nei pensieri che i protagonisti avrebbero potuto avere, con un ridotto margine di libertà letteraria. Ne consegue una narrazione avvincente e, per così dire, quasi elegiaca con le numerose e minute descrizioni dei fatti, delle circostanze e degli stati d’animo; i numerosi richiami alle leggende e tradizioni, congiuntamente alla rappresentazione delle battaglie che, per stessa ammissione della Prenner, affonda le sue radici nel De Bello Civili, non solo appassionano il lettore fino alla fine, ma restituiscono alla memoria di chi ha fatto studi classici le temute versioni tradotte.