Cairo Automobile Club

Cairo Automobile Club

Il Cairo, anni Quaranta. James Wright è il direttore dell’Automobile Club e si trova assieme alla sua amante Odette disteso sul letto. James adora la donna che gli sta davanti, ama quei suoi tratti mascolini, quel profilo ruvido e rozzo che manifesta quando sono assieme. Odette non ama l’oro e un giorno l’ha portato in un negozietto di via Soliman Pascià per farsi regalare una catenina d’argento con una chiave di vita per ciondolo. È un oggettino da quattro soldi ma lei è stata felicissima di riceverlo. Un collier d’oro James l’ha invece regalato a Victoria, la moglie, che ha gradito molto l’omaggio. James è stanco e nota che all’interno del luogo in cui lavora il personale non è puntuale e ossequioso come si conviene ad un luogo frequentato da europei. Gli egiziani a suo modo di vedere sono pigri e senza spina dorsale. Odette non è d’accordo ed afferma che la Gran Bretagna sta depredando l’Egitto, sta saccheggiando le risorse del paese. La donna esclude che l’occupazione britannica abbia determinato una reale modernizzazione dello stato. Gli inglesi hanno costruito le linee ferroviarie per aver bisogno di meno soldati e per trasportare il cotone egiziano rubato ai locali. Il sistema amministrativo è stato introdotto al solo scopo di controllare i settori vitali dell’economia. La politica britannica poi ad avviso della donna, è di stampo coloniale. James non capisce perché Odette si scaldi tanto per difendere gli egiziani. Lei risponde “Sono nata in Egitto ma ho la nazionalità francese. Mio nonno è venuto qua dal Libano”…

Il tema fondamentale del romanzo di ‘Ala Al-Aswani è il colonialismo e con esso le dannose conseguenze determinate, per l’Egitto, dalla dominazione inglese. Non a caso l’autore sceglie di ambientare il nucleo fondamentale del romanzo all’interno del ritrovo esclusivo “Cairo Automobile Club” un luogo amato dall’aristocrazia egiziana e della diplomazia britannica di stanza nella capitale del Paese negli anni Quaranta del Novecento. Il periodo è quello monarchico del re Farouk, un sovrano corrotto e legato agli interessi delle potenze occidentali più che alle sorti del suo popolo. E mentre il sovrano viene descritto come un fantoccio ridicolo nelle mani del maggiordomo e degli inglesi un posto di rilievo è assegnato a Shamel, un principe cugino del re che è desideroso di portare in Egitto idee di uguaglianza e di democrazia. Il personaggio è realmente vissuto e storicamente coincide con il principe Abbas Salim una figura a cui lo scrittore riserva toni celebrativi e ammirati anche in ragione del fatto che fu arrestato, nonostante l’appartenenza alla famiglia reale, perché socialista e dalla parte del “progresso”. L’altra tematica che compare nel romanzo è quella del multiculturalismo esistente in Egitto. In questo libro compaiono personaggi provenienti dalla regione Nubia della quale lo stesso scrittore è originario. Vengono delineati i caratteri fondamentali dei nubiani e tracciata sommariamente l’organizzazione familiare attraverso la figura del capofamiglia Abdelaziz un nobile nubiano caduto in disgrazia costretto ad emigrare al Cairo e lavorare all’Automobile Club. Abdellaziz è difatti dignitoso e fiero e, pur degradato nella scala sociale da un evento imprevedibile, manifesta una ammirevole energia morale rispetto alle angherie che il factotum del sovrano esercita nel Club e nel paese. Costei, denominato Kao, riveste la carica di maggiordomo re e di fatto regge le redini del governo. È un individuo crudele ed ipocrita simbolo del pensiero dell’autore riguardo alla monarchia egiziana e, più in generale alle dittature paternalistiche succedutesi nel corso degli anni in Egitto. Un ruolo fondamentale è anche riservato alle donne del romanzo: Saliha, Mitzie, Fayqa, Odette. Si tratta di co-protagoniste che simboleggiano a vario titolo l’anima dell’Egitto e manifestano, al lettore occidentale, un diverso modo di intendere la femminilità nei paesi islamici. Le donne di Al Aswani difatti non corrispondono per nulla agli stereotipi diffusi da una certa propaganda anti-immigrati e, per contro sono istruite, coraggiose, battagliere, determinate a raggiungere degli obiettivi anche a costo di perdere la vita. Il libro, come i più recenti dell’autore, è di estremo interesse per comprendere l’Egitto e le sue complesse dinamiche e grazie anche all’ottima traduzione, si presenta scorrevole e fitto di immagini ironiche che stemperano la problematicità delle situazioni affrontate dall’autore sempre più “scomodo” al regime imperante nel Paese nordafricano.



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