Calypso

“Non so come funzioni nelle famiglie piccole, ma in quelle numerose i rapporti tendono a cambiare nel corso del tempo”, così dice David, riflettendo su cosa sia la storia della sua vita fino ai cinquant’anni. Nel corso della vita ha affrontato varie tragedie: il suicidio della sorella, la morte della madre e gli anni di alcolismo di lei, passati sotto un silenzio colpevole da parte di tutta la famiglia. È così che ci si ritrova a chiedersi che senso hanno i nuovi rapporti, i viaggi a Tokyo per fare shopping sfrenato o le vacanze nella casa al mare che sembrano un tentativo di ricostruire la vita dell’infanzia al riparo dai ricordi più dolorosi… Un bel giorno David scopre di avere un piccolo lipoma, un tumore benigno. Per David non è così strana l’associazione di idee che lo porta a immaginare di dare il tumore in pasto alla tartaruga azzannatrice col grosso tumore sulla testa cui dà da mangiare quando va alla sua casa al mare in North Carolina. Infatti è proprio quello che cerca di fare, non fosse che il medico che dovrebbe operarlo, si rifiuta di consegnare il tumore, e se non può averlo la tartaruga, vorrà dire che rimarrà attaccato al suo corpo. Fortunatamente una signora, un medico presumibilmente, si offre di rimuoverlo nottetempo dopo un reading... Esiste una dipendenza positiva? È questo che sembra chiedersi David mentre completa i suoi quaranta chilometri al giorno con il Fitbit al polso. È cominciata per caso, una sua amica glielo mostra, spiegandone le funzioni di base. Da li a comprarlo è un attimo, ed è un attimo prima che si diventi dipendenti dalla vibrazione che segnala i diecimila passi. Ma diecimila sembra un numero piccolo quando comincia a farne prima ventimila, poi trentamila e poi anche quarantamila: “Perché alcuni riescono a gestire una cosa come il Fitbit, mentre altri deragliano arrivando a farsi governare - se non rovinare - la vita?”...

Cos’è una famiglia? A leggere Calypso di David Sedaris, ci sembra di capirlo. Anche se non viene mai detto chiaramente, non ne viene data una definizione, si ha la sensazione che la rivelazione stia sempre per arrivare. Calypso è una raccolta di racconti, di storie, in cui al centro c’è lo scrittore, che si racconta con ironia e umorismo, senza risparmiare al lettore le proprie ossessioni, i propri drammi irrisolti, che sono anche quelli dei fratelli, e le loro conseguenze che pesano sui cinquant’anni dell’autore: “Anche se un’intera industria campa dicendovi il contrario, le gioie della mezza età sono ben poche”, così si apre il libro, ed è questo il tono e lo stile di Sedaris. Come sanno fare i grandi comici, l’autore racconta in modo brillante piccoli episodi della quotidianità che si mischiano alle dure lezioni che si imparano nella vita, con uno stile semplice e fantasioso, arguto, ma non cinico. Alcune delle storie presenti in questo libro sono precedentemente apparse, in varie forme, sul New Yorker, e il lettore che volesse degli aggiornamenti, o semplicemente prolungare il piacere della lettura, può già trovare un seguito, in un articolo del febbraio scorso dal titolo Unbuttoned, “sbottonato”. Titolo quanto mai azzeccato, perché è proprio questo che Sedaris riesce a fare con grande maestria anche in Calypso: si spoglia davanti al lettore, lo rende un membro della famiglia della quale racconta la storia, e mostra senza paura ferite e colpe, annullando di fatto la distanza ideale che esiste tra lettore e scrittore. Famiglia, vita di coppia, vecchiaia, malattia, ossessioni e anche amore, c’è tutto questo nella prova narrativa di Sedaris, e dell’altro ancora: c’è la capacità di cogliere l’ambiguità nelle situazioni più assurde così come in quelle di una banalità straziante, c’è la voglia di divertirsi anche mentre si fa il bilancio di un passato scabroso.

 


 

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