Camminare sulla luna

Camminare sulla luna

Neil Armstrong, il primo uomo sulla Luna, aveva preso il brevetto di volo su un trabiccolo all’età di sedici anni. Solo 41 cittadini americani su cento erano favorevoli alle esplorazioni spaziali. Dino Buzzati, Italo Calvino, Giuseppe Ungaretti furono tra i 580 milioni di spettatori che il 20 luglio 1969 seguirono in televisione l’allunaggio. Sono stati dodici, finora, i “moonwalkers”, gli astronauti che hanno messo piede sul suolo lunare. I battiti cardiaci di Armstrong, all’apice della missione, erano 156 al minuto. La penna biro di Buzz Aldrin servì a sostituire una levetta che si staccò poco prima del ritorno sulla Terra. In Libano, quella notte, nacque un bimbo che venne chiamato Apollo11. Dal 1969 al 2019 più di cinquanta missioni sono state lanciate verso la Luna, e con successo; il motto della Nasa, infatti, era lapidario: “Failure is not an option”. Ancora oggi conserviamo nei musei e nei laboratori scientifici 382 chilogrammi di pietre lunari. Dalla Terra, la Luna, quel giorno, si mostrava solo come una falce sottile; e il nostro pianeta dal suo satellite era per metà in ombra e per metà blu, con grandi ammassi nuvolosi intorno, un mondo meraviglioso e fragilissimo. La più grande impresa tecnologica del Novecento fu la conquista di un sogno, un evento stracolmo di significati anche simbolici: la riconversione dei razzi con cui Hitler bombardò Londra in vettori spaziali, la Guerra fredda con l’Unione Sovietica che si spingeva oltre la nostra atmosfera, il gigantesco impegno economico di una nazione che aveva già ceduto sul fronte del Vietnam, la rivoluzione politica di Kennedy finita nel sangue, il sentore di un Sessantotto destinato a stravolgere l’ordine sociale…

Elaborare un bilancio storico e scientifico dell’impresa più strabiliante compiuta dall’uomo è un compito arduo, eppure in molti si sono cimentati, in particolare in occasione del cinquantenario dell’allunaggio. Piero Bianucci, giornalista e divulgatore, fondatore dell’inserto scientifico de “La Stampa”, ha raccolto in questo libro curiosità e approfondimenti in modo rigoroso, cioè con un ampio e saggio utilizzo dei documenti dell’epoca. Cronache, interviste, trascrizioni dei colloqui fra gli astronauti e la base, biografie e persino note tecniche, oltre a un piccolo album fotografico: si compone così uno strumento di documentazione che, in più, e considerato il fascino “dell’oggetto”, fa sognare. Del protagonista assoluto della prima missione, Armstrong, come dell’eterno secondo Aldrin, di Michael Collins (che restò in paziente attesa dei compagni orbitando senza scendere sul suolo lunare) e degli altri nove “camminatori sulla Luna”, l’autore delinea i profili biografici, e di ogni missione enumera le particolarità. Fra queste, la Apollo13 che, per un guasto tecnico, mancò l’allunaggio; un evento arcinoto soprattutto perché è la missione di “Houston, abbiamo un problema!”. È curioso notare come, nelle interviste dell’epoca ai protagonisti ci siano sempre domande filosofiche sul senso della nostra esistenza nell’universo, e come le risposte siano per lo più tecniche, disincantate, o più probabilmente centrate sull’obiettivo da non fallire. Non mancano, in conclusione, le visioni sul futuro e i progetti che mirano a ritornare lassù, verosimilmente utilizzando la Luna come base intermedia, stazione di posta, verso traguardi più remoti, e fra questi Marte. Sebbene siano sempre iperattivi i complottisti e i negazionisti, l’umanità non ha smesso di credere in questo sogno; spiega infatti Bianucci che la conquista della Luna ha rappresentato “un impulso decisivo per superare nazionalismi miopi e portarci verso una coscienza ecologica globale”. È ancora necessario. E, del resto, il sogno non è così lontano: si trova “soltanto” a 380.655 chilometri da noi.



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