In cammino

Di sicuro il sentiero attrezzato che va dalla Grigna Meridionale a quella Settentrionale, in quel pezzetto di Italia del Nord tra il ramo orientale del lago di Como e la Valsassina, è tra quelli che si deve affrontare a ritmo costante, per godersi il senso del percorso. Un blocco calcareo che circa 200 milioni di anni fa era un basso fondale marino, un luogo creato dal tempo e dall’acqua, di bellezza dolomitica, che ha visto crescere e arrampicare alpinisti leggendari, come il partigiano Riccardo Cassin, e che incrocia non solo la storia, ma anche fatti di cronaca. Il gruppo di ultradestra “Lupi delle vette”, emanazione della sigla neonazista Lealtà e Azione, indagata per apologia del fascismo, aveva offerto il proprio aiuto al CAI locale per restaurare la croce, simbolo cristiano, sulla cima della Grignetta. Tra queste montagne agì il Gruppo Rocciatori della Grigna, vero nucleo della Resistenza lecchese, comandato proprio da Cassin. L’itinerario della processione per il santuario di Oropa parte da Fointanemore, dal XVI secolo è la versione breve e montana di quello di Santiago de Compostela, si tiene ogni cinque anni e si fa di notte. Invece la superprocessione dell’Incoronazione, risale da Biella e si percorre ogni cento anni, anche nel 2020 si è tenuta in coincidenza di un’epidemia, come nel 1620 e nel 1720. Da Gressoney-Saint-Jean parte invece il sentiero che collega la valle del Lys alla Valsesia, battuto tra il XV e il XVIII secolo da migranti, che andavano e tornavano dai luoghi dove avevano trovato lavoro, in Francia e Svizzera. Tra questi Giuseppe Anselmi, stuccatore, che venendo da Mens, diocesi di Grenoble nel Delfinato, era tornato a Boccioleto dove nel gennaio del 1790 si sarebbe dovuto sposare. In Liguria il percorso da Camogli al promontorio di Portofino non rientra certo nei confini della wilderness, ma l’ambiente naturale si prende una bella rivincita sul luogo comune turistico. “Selvaggio Blu” è il sentiero creato nel 1988 dall’alpinista e fotografo fiorentino Mario Verin e dal nuorese Peppino Cicalò, per percorrere a piedi il golfo di Orosei, in Sardegna. Un’esperienza meravigliosa e selvaggia, al punto che nel febbraio 2009 Tim Neville, lo specialista di viaggi, ne scrive sul New York Times, aprendone le porte al turismo degli appassionati, non certo ai livelli del GR20, il sentiero più celebre della Corsica, costantemente implementato dagli anni Cinquanta, da quando l’alpinista Jean Loiseau lo percorse la prima volta. Un modello che la Francia ha esportato ed utilizzato anche a La Réunion, la piccola isola dell’Oceano Indiano di fronte al Madagascar, con il sentiero GRR2. Ma si può camminare anche a Milano, partendo all’alba dalla stazione di Rogoredo a Sesto San Giovanni, passando per piazza Duomo. Si può persino camminare stando fermi, con il treadmill

Maurizio Bono esordisce con il suo primo libro e nelle quattro parti in cui si suddivide il testo ci porta a camminare sui monti, vista mare, nel tempo, ma anche in città e perfino virtualmente. Itinerari tra emozioni e storie è il sottotitolo del volume, in cui l’autore propone “idee pedestri” da realizzare in Italia, e non solo, immergendosi nelle storie che ogni sentiero racchiude. Camminate laiche e religiose, in cui i pellegrini sin dal Medioevo aggravavano le condizioni del viaggio, con lo scopo di raggiungere la purificazione attraverso l’espiazione, e dunque qualche forma d’illuminazione. Viaggi penitenziali che la Riforma luterana riteneva intrisi di irrazionalismo pagano. Percorsi tra le Alpi, immaginando la vita quotidiana nei secoli passati, e in particolare il ruolo delle donne, documentato nelle ricerche storiche. E mentre scrittori, storici ed antropologi, dal Settecento al primo Novecento, abbracciavano l’idea delle donne quali “bipedi femminee bestie da soma” (così scriveva nel 1795 la scrittrice danese Sophie Christiane Friederike Brun, amica di Ghoete, Schiller e Madame de Staël), studiosi contemporanei ne evidenziano al contrario margini di autonomia e indipendenza durante l’assenza degli uomini. Interessante il progetto della city walkability, cioè dell’attitudine di una città smart a fare spazio a chi cammina, di cui si occupano urbanisti, sociologi, architetti, amministratori locali (concezione che è stata applicata nel concreto a Porta Nuova, Milano), consci che si è ben distanti dall’aura suggestiva che circonda il flâneur caro a Baudelaire. Così come leggere dell’importanza di promuovere il treadmill o tapis roulant, inventato nel 1818 da Mr. William Cubitt per punire i prigionieri della casa correzionale di Brixton, e della camminata in realtà virtuale, molto utile per persone disabili, oggetto di ricerca della Toyohashi University of Technology in Giappone nel 2019, già utile peraltro nell’industria dei walking games. Affascinante l’itinerario in Val Senales, dove nel lontano 1991 fu scoperto Ötzi, il camminatore alpestre dell’età del Rame, vissuto nel periodo 3350-3100 a.C., e nei dintorni del Sinai, sui massicci di arenaria del Wadi Rum, dove si fa per lo più scrambling, cioè si cammina aiutandosi con le mani solo per l’equilibrio. Camminare è superare ogni ostacolo, perfino quello di aver subito l’amputazione di un piede, come è accaduto a Michele Maggioni, di cui si legge l’intervista al termine del libro. Insomma camminare, mettere un piede davanti all’altro, e aprire le porte di nuovi orizzonti.

 


 

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