Salta al contenuto principale

Cani, camosci, cuculi (e un corvo)

Cani, camosci, cuculi (e un corvo)

Domenico Corona Menin aveva un bracco tedesco eccezionale, Ursus. Il padrone lo trattava più come un amico che come un cane e lo portava ovunque sempre con sé. Un giorno, durante una battuta di caccia particolarmente sfortunata, Ursus diede a Domenico un’ulteriore prova della sua intelligenza... Un altro Domenico Corona Menin, zio del primo e prozio di Mauro Corona, morì a 28 anni colpito da una granata durante la Prima guerra mondiale. Fu sepolto nel cimitero ertano. Circa ottant’anni dopo riuscì a terrorizzare Corona e suo padre durante una notte silenziosa, mentre il cane ringhiava nel sottoscala... Novembre e dicembre sono i mesi migliori per la caccia ai camosci. Durante una battuta in alta montagna, Corona uccise per errore una femmina, atto vergognoso nell’etica venatoria, ma anche soggetto a multa salata. Lui e i compagni dovettero quindi trovare una soluzione per evitare guai, usando inventiva e fantasia. L’avevano quasi scampata quando un compaesano curioso rivelò la verità... “Quando il cuculo canta l’inverno, per qualcuno arriva l’inferno” recita un antico detto. Il cuculo di solito canta in Primavera, in quanto uccello migratore. Ma quando canta col freddo, annuncia una disgrazia, come successe nel 1907, quando una valanga predetta dall’uccello che cantò otto volte, uccise 8 badilanti... Anche un corvo, anni dopo, fu associato alle cattive notizie, e fu soprannominato “corf de mèle nuàve”, corvo delle male nuove, perché ogni volta si posava in paese gracchiando, accadeva qualcosa di spiacevole. Molti ertani minacciarono di farlo fuori, finché Osvaldo Bano ci riuscì...

Cinquantasei racconti in cui Mauro Corona offre aneddoti, ricordi e tradizioni del suo paese, Erto. Suddivisi in quattro quaderni, a raccontare e raccontarsi in prima persona come un diario, riversano su carta emozioni, pensieri e storie della tradizione orale. Il disastro del Vajont è nodale: i fatti si dividono in prima e dopo. La ferita profonda provocata nei sopravvissuti, traditi da esperti e politici, è evidente: i riferimenti alla vicenda sono numerosi e sempre carichi di rabbia, frustrazione o desolazione. Nei racconti emergono anche le tradizioni di un paese di inizio secolo, quando la natura era amata e rispettata, e la si conosceva al punto di saperne interpretare segnali e avvertimenti. In Cani, camosci, cuculi (e un corvo) spicca soprattutto il rapporto tra uomo e animali, fatto di amicizia e rispetto, reciproca necessità, compagnia, ma qualche volta anche di crudeltà e violenza. Leggende e tradizioni, superstizione e credenze popolari, dove il soprannaturale è temuto, intrecciano riflessioni personali e ricordi. Il vino sempre e comunque: per festeggiare, consolare, dimenticare, dare sollievo o fare compagnia, il bracconaggio, le violenze, l’odio, l’invidia, ma anche la nostalgia e il dolore. La narrazione è caratteristica, con il suo stile rude e semplice ma efficace, grazie all’utilizzo di una scrittura ricca di immagini, metafore e similitudini, ma anche di perifrasi e analogie. Racconti d’amore per le proprie terre e tradizioni, incondizionato e autentico, resi genuini dallo stile di Corona, che affascina, incuriosisce e commuove.