Cara Premier ti scrivo

Cara Premier ti scrivo

Ben tre settimane. Non è poco, non è tanto, ma è quel tempo che Brando trascorrerà senza la sua fidanzata. La sua mamma, una donna sulla quarantina, ha organizzato una vacanza e lui non se la sente proprio di non accettare o mettersi a discutere, perché in fondo è pur sempre un ragazzo di diciassette anni e con sua madre ci va d’accordo Brando. La scelta di quella pensione in Corsica, vicino al mare, che permetterà alla sua mamma di riposare e non dover provvedere a pranzi e pulizie, piace molto al giovane. Sì, perché Brando problemi con sua madre non ne ha mai avuti: il ragazzo ha anche una nonna e una zia che vivono in quel di Pisa e un padre. Di quest’ultimo sa poche cose, ha scarse e frammentarie informazioni. Sembra che sia un musicista di Sidney, venuto in Italia per studiare e poi scappato via. “Un grande amore” lo definisce sua mamma, ma con una vita altrove. La donna ne parla sempre senza recriminazioni, senza rammarico, ma con una sorta di serena rassegnazione. Del resto il suo lavoro di pianista le dona una certa soddisfazione e quella passione per la musica è arrivata dritta dritta anche a suo figlio. Brando ha a che fare con svariati strumenti musicali sin da tenera età e ha fatto della musica parte determinante della sua esistenza. L’arte dei suoni lo tranquillizza se è arrabbiato, diventa strumento di sfogo quando è nervoso e pura armonia nei momenti di gioia. Brando accetta volentieri anche la relazione che sua madre intrattiene con Michele, il suo pediatra, un uomo sposato. Con lei condivide la sua passione per i film e le sue confidenze. Nonostante tutto, il ragazzo si rende conto che qualcosa sta cambiando tra loro. Il tutto ha inizio il 30 giugno 2018, quando Brando incontra Dida, la ragazza che vive nell’ombra… Ascenzio quella mattina non ha alcuna voglia di tornare a casa. Franca, la sua vicina, non trascorre certo il Ferragosto in città! Lo sa l’uomo che lei è andata in gita con sua figlia e suo genero. I tre si sono portati anche la cagnolina Greta, una vecchietta ormai, che cammina piuttosto male. La signora Franca di giorno la porta fuori, ma di sera si arrangia come può, proprio per non farla stancare troppo. Si è rivelata decisamente utile la soluzione di piazzare dei giornali sul balcone per farle fare i suoi bisogni. La donna, di una certa età anche lei, un po’ furbescamente cerca di organizzare le sue uscite mattutine in maniera tale da incontrare e scambiare quattro chiacchiere con il vicino, il signor Luciano, pensionato da circa un ventennio, con cui spesso si confronta in maniera quasi unilaterale. Del resto Luciano si sente ripetere sempre le stesse cose, le stesse lamentele e non può che ascoltarla con costernata comprensione prima di dirigersi verso il bar con il suo amico Ascenzio…

Sono sette i racconti che compongono Cara Premier ti scrivo, il romanzo corale di Daria Colombo e che in qualche modo si intrecciano nel giorno di Ferragosto 2018 (e dintorni). Racconti che accolgono determinanti presenze femminili, donne con un’immagine speculare dell’Italia dell’oggi, pregna di paure e di quel suo saper essere costantemente meravigliosa quanto incoerente. Sono storie, quelle narrate dalla Colombo, in cui ognuno di noi può ritrovare un pezzo di sé e di quei fatti che a loro modo feriscono il Bel Paese. Li racconta Riccardo a Brando alcuni di questi fatti, quando si incontrano casualmente sulla nave che salpa da Genova proprio il giorno del crollo del ponte Morandi. Drammatiche e commoventi le sue parole, che vanno a toccare ulteriormente la sensibilità del giovane nuovo amico, già provata dall’allontanamento forzato dalla sua innamorata. Ci parla di solitudine Daria Colombo, un isolamento come quello dell’anziano Franco, che trova la sua consolazione in Greta, una vecchia cagnetta, una solitudine che diventa doloroso distacco in Antonio, un giovane meridionale costretto a emigrare al Nord portando con sé tutte le incertezze e le contraddizioni del mondo del lavoro giovanile. La scrittrice veronese ci parla anche di accoglienza e amore attraverso la figura di Carlo, proprietario dell’Osteria che dona un rifugio a Monir, arrivato dal Bangladesh con un bagaglio di tradizioni, cultura e colmo di quelle sofferenze che affliggono da sempre coloro che sono costretti a lasciare la propria terra tra mille difficoltà. Bella la penna della Colombo, che narra in maniera schietta e con una scrittura pulita e raffinata delle problematiche dei giorni nostri: racconti nei quali ben si incastonano le figure di donne coraggiose e capaci come Alba, l’ecologista che vuole salvare il pianeta e per farlo decide di partire da se stessa, dalla sua vita, dal suo mondo. Le donne che possono cambiare le cose, quelle figure femminili che vogliono e possono modificare il corso del destino, si trovano tutte nell’ultimo capitolo. L’ultima sezione del libro dove è la stessa Daria a parlare, diventando voce narrante; è una parte del romanzo, quest’ultima, che fa da specchio all’impegno sociale e da attivista, che la Colombo da sempre ha nella vita. Ideatrice del Movimento dei girotondi (per sua stessa ammissione nel 2001), la giornalista è fortemente impegnata nel sociale e in maniera particolare in Kenya, a sostegno dei bimbi di strada. E infine la lettera, indirizzata a quella che sarà la Premier del futuro, perché la Colombo ne è convinta: le donne possono cambiare le sorti dell’Italia e del mondo intero.



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