Carissimi

Carissimi

Nurit Camerini ha diciotto anni. I suoi genitori le hanno rivelato di essere nata grazie ad una inseminazione artificiale. Nurit rintraccia il suo padre biologico, Giorgio Amati, con cui comincia una corrispondenza. Giorgio vive a Roma, Nurit in Israele. La loro corrispondenza non dura tantissimo perché Giorgio, già ammalato, muore. Nurit decide di mettersi in contatto con tutto il resto della sua famiglia, la prima e la seconda moglie di Giorgio, i figli di Giorgio, i nipoti. La giovane ragazza è interessata soprattutto a ricostruire la “trama” fittissima della strampalata famiglia di cui fa parte e, da buona documentarista, decide di realizzare un’opera sulla famiglia Amati. Non ha assolutamente intenzione di sconvolgere la loro vita o di rivendicare diritti: vuole conoscere le sue radici biologiche. Non ha molto tempo. Solo un paio di mesi prima di cominciare il servizio militare obbligatorio in Israele. Nurit scrive delle lettere, il cui incipit è spesso “Carissimi” e li contatta, racconta di sé e riceve i racconti dei suoi parenti. La famiglia Amati è complessa, incasinata, divisa tra Roma e Israele, ci sono malumori e diffidenze che Nurit dovrà superare e comprendere, ci sono segreti che scoprirà, confessioni da custodire. Ogni famiglia è un sistema complesso e la famiglia Amati non differisce di certo dalle altre…

Carissimi, ultimo lavoro di Letizia Muratori, è un romanzo complesso. Scritto sotto forma di romanzo epistolare – Nurit si scambia lettere ed email con i suoi nuovi parenti acquisiti. Sono lettere brevi o più complesse. La lettura è piacevole e scorrevole. Inizialmente si fa fatica a inquadrare i personaggi. Tutto ruota attorno a Giorgio, ormai deceduto, motore immobile di una intera famiglia, e a Nurit che si affaccia per cercare di comprendere le dinamiche, di conoscere i suoi parenti romani. Organizza persino un modo, i cento anni del fratello di Giorgio che vive in Israele, per riuscire a vedersi tutti ma… nulla di fatto. Letizia Muratori è una delle penne più interessanti del panorama letterario italiano contemporaneo. Questa volta si cimenta con una complessa storia di famiglia, con una vera e propria “saga” familiare. L’unica “debolezza” del plot narrativo è la difficoltà, per lo meno iniziale, che il lettore ha nell’inquadrare i vari personaggi e il ruolo che hanno nella famiglia. Ci sono le lettere dei figli di Giorgio, delle due mogli, dei nipoti, bisogna essere molto attenti per non perdersi nei meandri delle parentele. Ognuno di loro ha la sua storia, racconta la sua visione della vita e della famiglia: è un caleidoscopio di emozioni e di voci che spesso rischiano di confonderci. Alla fine, però, ci si affeziona alla famiglia Amati, a Giorgio e al suo modo di aver vissuto. E, forse, un po’ ci mancheranno tutti.



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