Carmilla - La vampira e il detective dell’occulto

Il medico Martin Hesselius, morto nel 1819, era un viaggiatore instancabile e clinico di grande saggezza ed esperienza. Ha lasciato una raccolta enorme di casi e documenti: alcuni sono notevoli, e il suo ex segretario ha deciso di raccoglierli e pubblicarli. Uno fra i più misteriosi riguarda il reverendo Jennings, che “benché goda di una discreta salute ovunque si trovi, quando si reca nello Warwickshire, dove ha sede la sua canonica, per adempiere le funzioni proprie del suo sacro ufficio, la salute subito lo abbandona e in modo assai strano”. Per esempio si blocca all’improvviso durante un’omelia e impallidendo si rifugia in sacrestia in preda ad un inspiegabile orrore; oppure sembra seguire con lo sguardo qualcosa sul pavimento, qualcosa che nessuno vede. Hesselius visita il buon reverendo durante un viaggio in Inghilterra: il mite uomo di chiesa, gran lettore, afferma di conoscere le pubblicazioni del medico sulla “medicina metafisica”, le ha lette in tedesco. Hesselius ha la sua stima e la sua fiducia, quindi Jennings si confida con lui: tutto è iniziato tre anni, undici settimane e due giorni prima, un quindici di ottobre, mentre il reverendo stava scrivendo giorno e notte un suo saggio sulla metafisica religiosa degli antichi, sui culti pagani. Per stare sveglio, usava bere grandi quantità di tè verde, il suo preferito… Ma un caso molto, molto più spaventoso è quello che emerge dalla corrispondenza tra una signora e il dottor Hesselius. La donna, che si chiama Laura, gli racconta che suo padre, ufficiale dell’esercito austriaco sebbene fosse inglese di nascita, con i soldi del congedo ha acquistato a prezzo più che conveniente un castello – anzi, uno schloss – in Stiria, un antico maniero molto isolato e circondato da un fitto bosco. Il più vicino villaggio abitato si trova a sette miglia dal castello, ma ad appena tre miglia c’è un villaggio in rovina, con una suggestiva chiesetta senza più tetto “nella cui navata si trovano i resti delle tombe della famiglia Karnstein, ora estinta”, che un tempo possedeva il castello. Nello schloss in Stiria vivono l’anziano ufficiale con la figlia (la moglie è morta molti anni fa) e due istitutrici, madame Perrodon e mademoiselle De Lafontaine. La loro è un’esistenza piacevole e tranquilla ma molto solitaria: il castello è difficile da raggiungere e le visite sono rare. Perciò quando la visita del generale Spielsdorf e di sua nipote, Bertha Rheinfeldt, salta a causa di un misterioso malessere della giovinetta, la delusione è grande. Ma la delusione si trasforma in costernazione quando giunge la notizia che la ragazza è morta. In una lettera che “sembra scritta da un uomo sull’orlo della follia”, Spielsdorf accusa della morte della nipote una persona della quale si era fidato e giura solennemente che dedicherà tutti i giorni che gli restano da vivere “a cercare questo mostro per ucciderlo”…

Scritto nel 1871 (e quindi più di un ventennio prima del Dracula di Bram Stoker, ma anche quasi trent’anni dopo Varney il vampiro di P. Thomas Prest, più di cinquant’anni dopo Il vampiro di John Polidori e più di settanta dopo Christabel di Samuel Taylor Coleridge), Carmilla è senza dubbio il racconto più famoso e più importante tra quelli presenti in questa antologia - gli altri due sono Tè verde e Il giudice Harbottle, tutti tratti dalla raccolta Un oscuro scrutare (In a glass darkly), che ne contiene altri due. E tutti parte della cosiddetta saga del dottor Martin Hesselius, spesso presentato (in questo volume persino nel sottotitolo) come antesignano o addirittura membro a tutti gli effetti della schiera dei cosiddetti “detective dell’occulto” accanto per esempio al John Silence di Algernon Blackwood o al Thomas Carnacki di William Hope Hodgson. È un’analisi suggestiva, ma forzata e tutto sommato inconsistente. Prima di tutto perché il medico “metafisico” è diretto protagonista di un unico racconto (Tè verde). In secondo luogo perché Hesselius non investiga nulla, ha solo un ruolo da “guest”, poche righe all’inizio di ogni racconto, spesso arrivato a lui di seconda o terza mano. In ogni caso Joseph Sheridan Le Fanu non è passato alla storia per Martin Hesselius, ma per Carmilla – o Mircalla, se preferite: una vampira bella e malinconica, fredda nei modi eppure languida e insinuante. A dialoghi bellissimi nella loro estetica vittoriana (“Nell’estasi della mia enorme umiliazione, io vivo nel calore della tua vita e tu morirai – morirai, dolcemente morirai – nella mia. Non posso farne a meno: come ora mi avvicino a te, così tu un giorno ti avvicinerai ad altri e sperimenterai l’estasi di quella crudeltà, che è pur sempre amore”) si aggiungono scene di corteggiamento omosessuale davvero incredibilmente esplicite per l’epoca. Non a caso questo del lesbismo è stato l’aspetto mediamente più sfruttato dai tanti registi cinematografici e televisivi che si sono ispirati al racconto di Sheridan Le Fanu. Così simile a Carmilla-Mircalla eppure così diversa, la protagonista Laura entra pagina dopo pagina (e incubo dopo incubo) in una dimensione spaventosa ed eccitante al tempo stesso e anche il lettore si sente come intrappolato in una tela di ragno.



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