Caterina e Diderot

Inizio estate 1773. Un francese dall’andatura un po’ curva cammina sulla passeggiata che unisce la città olandese de L’Aia con la località balneare di Scheveningen. Ogni tanto rallenta, poi si ferma, guarda il mare e gli altri passanti. Forse anch’essi stanno osservando quello strano signore che scruta il mare, con la vecchia redingote nera e i capelli radi mossi dal vento. Dimostra sessanta anni e sembra un po’ stranito. È Denis Diderot e spesso lo si può incontrare in quella località balneare, che definisce la sua passeggiata preferita. Trova che quel luogo sia meraviglioso. Ammira il sistema di canali e fossi che difendono la terraferma dal mare e apprezza soprattutto l’intelligenza dell’uomo che è stato in grado di creare nuove soluzioni capaci di risolvere annosi problemi. D’altra parte, restare in casa non gli piace granché. Da quando la figlia, che ha sposato un ambizioso imprenditore, se ne è andata di casa, Diderot e la moglie trascorrono giornate intere evitandosi guardinghi. Non hanno più molto da dirsi e il loro sembra diventato un nido vuoto. Allora l’invito ad andare a San Pietroburgo potrebbe essere provvidenziale e consentirgli di allontanarsi per un po’ da casa. Tuttavia, l’idea di lasciare la famiglia, per un uomo sedentario come lui, non è facilissima. E Nanette, la moglie, è, a dir la verità, un po’ stufa dei continui tentennamenti del marito, che vorrebbe partire ma non ha il coraggio di decidersi a farlo. Alla fine, però ce l’ha fatta ed eccolo in Olanda, strappato dal pavimento di casa così come gli olandesi hanno strappato la terraferma dal mare. Il viaggio sarà lungo, ma lo condurrà al cospetto della persona più colta e tenace del periodo, l’imperatrice Caterina II di Russia…

Due vite parallele, l’una dominata dalla cultura e l’altra dalla politica. Il filosofo più innovatore e rivoluzionario dell’Illuminismo e l’imperatrice più altera e temeraria del suo tempo. La difficile e pericolosa relazione tra filosofia e politica, tra pensiero e azione. Il filosofo illuminista Denis Diderot l’imperatrice Caterina II di Russia, dopo un rapporto epistolare lungo e intenso si incontrano, nel 1773, a San Pietroburgo, dove Diderot arriva a conclusione di un viaggio duro ed estenuante. Lui ha una cultura enciclopedica ed è capace di affascinare ogni interlocutore grazie ad un’arte oratoria di tutto rispetto. Lei è coltissima e molto intelligente; è una donna che da sola ha saputo svecchiare l’immenso Paese di cui è imperatrice e favorirne lo sviluppo. Profondamente attaccata al potere che esercita, ascolta le critiche che le vengono mosse solo finché le fa comodo e ritiene che “I vostri alti princìpi, che comprendo benissimo, sono buoni per i libri e pessimi per la pratica. Voi lavorate sulla carta che accetta ogni cosa... Ma io una povera imperatrice, lavoro sulla pelle umana, che è molto sensibile e irritabile”. Ecco che allora quelli che avrebbero dovuto essere incontri capaci di sancire il trionfo della modernità in Russia vedono a poco a poco spegnersi la loro potenzialità, tanto che, molto meno di un anno dopo, la relazione intellettuale tra i due è già conclusa e Diderot, stanco, sfiduciato e rassegnato, percorre a ritroso la strada che lo riconduce a casa, in Europa. Robert Zaretsky - uno dei massimi esperti di storia del Settecento - racconta con accuratezza e precisione il viaggio del filosofo verso San Pietroburgo, l’incontro con l’imperatrice e i successivi dialoghi tra i due, avvenuti nelle stanze private di Caterina all’Hermitage e svelati nei minimi particolari. Una vicenda storica poco nota e poco approfondita, ma in realtà estremamente interessante, in quanto capace di mostrare come, spesso, anche le riforme più illuminate e perfettamente realizzabili a livello teorico si scontrino poi con lo zoccolo duro della realtà. L’immagine è tratta da Wikipedia su licenza Commons.

 


 

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