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Cattive

Cattive
Figlie vittime di madri degeneri che da grandi passano il tempo a trasformare le amiche in pasticcini dopo averle sciolte con la soda caustica, sorelle capaci di sgozzare una vicina di casa e un bambino di tre anni per rubare delle pellicce, amanti trasformate in erinni massacratrici che sterminano moglie e figli dell'uomo sposato con cui hanno una relazione senza futuro, contesse ingioiellate che uccidono l'amante distratto a colpi di pistola durante affollate serate di gala e davanti al marito esterrefatto, figlie di collaborazioniste fucilate al tramonto della II Guerra Mondiale dai partigiani che aspettano una vita per vendicarsi, mogli-bambine di boss della camorra che diventano leader sanguinari della criminalità organizzata, teenager plagiate capaci di organizzare lo sterminio della loro intera famiglia per interesse e rancori, dark-ladies lussuriose che usano il proprio corpo per costruirsi una posizione economica... Sono donne 'cattive', donne pericolose, donne assassine lungo un secolo di delitti italiani raccontati uno dopo l'altro...
Il bignamone di cronaca nera è diventato da qualche tempo un must del panorama editoriale italiano, e la concorrenza tra saggisti e case editrici sta gradualmente portando a una situazione di ipersettorializzazione (temo immediatamente precedente a quella - esiziale - della saturazione) per la quale ben presto ci si affannerà a scrivere e pubblicare cose come "La storia dei serial killer gay biondi italiani" e "Delitti con arma da taglio in Abruzzo nel '900". Nel frattempo, mie botte da Cassandra gratuite a parte, ci godiamo il momento finché dura, che è un bel leggere. Gustandoci ad esempio questa galleria di casi giudiziari italiani incentrati su figure corrusche di donne tragiche e solitarie come eroine di tragedie greche. Esiste una via femminile all'omicidio? E' questa la domanda sulla quale si esercita il talento narrativo della giornalista-blogger toscana Maria Vittoria Giannotti, che qua e là si discosta per un attimo dalla fredda enumerazione dei fatti e si lascia andare a commenti, chiose, riflessioni che altro non sono che frammenti di una storia della condizione delle donne in Italia, del loro rapporto con la violenza, subita e praticata, del loro infrangere - talvolta con raggelante spontaneità (il male può essere naif?), talvolta con cialtronesco opportunismo, talvolta con una sorta di nobiltà da Medea - la 'regola' della criminologia che vuole le donne-assassino in clamorosa minoranza rispetto ai 'colleghi' maschi. Un libro gustoso, piacevolmente inquietante, dalla copertina deliziosa.