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Per cause innaturali

Per cause innaturali

Cercare la verità. Per il dottor Richard Shepherd, medico legale famoso in tutto il mondo, questo è il senso di ogni cosa. Della sua professione, ma anche della sua vita, perché le cose si intrecciano e diventano tutt’uno. Fin da bambino ha dimostrato un rapporto distaccato con la morte, e così ha potuto osservarla da vicino - da dentro, si potrebbe dire - capendola. Senza lasciarsi intimorire, né coinvolgere, senza provare ribrezzo o disgusto alla vista del sangue, dei buchi nel cuore, delle pallottole nel cervello. Piuttosto chiedendosi come sia stato possibile, cosa abbia portato a tanto, quale freddezza o autolesionismo siano stati capaci di ferire a morte, di straziare il corpo e la mente. Il massacro di Hungerford, i disastri aerei e ferroviari, il battello sul Tamigi, ma anche la strage allo stadio di Hillsborough . Sono tantissimi i casi storici in cui il dottor Shepard viene chiamato ad analizzare le cause del decesso. Ma sono ancora di più i piccoli casi personali, come la relazione burrascosa tra Anthony Pearson e Theresa Lazenby, o quella del padre che ha sterminato la famiglia o, ancora, il ragazzo che ha massacrato il padre con 27 coltellate…

Un’autopsia dopo l’altra. Il dottor Shepherd analizza la morte e se stesso. Il suo rapporto con Jen, i loro due splendidi figli, Chris e Anna, e quanto lui sia capace di dare a loro. Si riconosce in quell’uomo dalle dita tozze, nella ragazza epilettica, si fa domande su quanto si somiglino in vita le persone e quanto nella morte. Perché la morte deforma, e un uomo magro di pelle bianca può sembrare un uomo tarchiato dalla carnagione scura. Questo fa la morte. La morte non è uguale per tutti, ma tutti sono uguali nella morte. Ha sofferto? Davvero quel neonato è morto di SIDS? Forse sì, forse no. Richard Shepherd si interroga, solleva dubbi, ragiona. Ragiona anche sulla morte di sua madre, di cui non ricorda nulla neanche quando era ancora viva. È un percorso coinvolgente, quello raccontato con leggiadra maestria letteraria dal noto medico, che - attraverso episodi di cronaca nera, indagini e pressioni giudiziarie - traccia con un rigo di inchiostro quel sottile filo che lega ognuno di noi alla vita e alla morte. “Credo che la mia conoscenza della morte mi abbia aiutato ad apprezzare l’importanza dei piccoli piaceri della vita, e me li godo il più possibile” afferma Shepherd tra un suicidio e un omicidio. “Conosco la felicità e so che può essere vissuta davvero solo da chi ha conosciuto le avversità. E le avversità sono inevitabili”. Come la morte.