Chiedi alla luce

Chiedi alla luce
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Sei mesi hanno impiegato, per fare il giro del mondo. Un periodo lungo, di quelli in cui si lascia una stagione in un posto per poi trovarne un’altra in un luogo diverso. Gabriel e Sabine, loro due insieme, in giro tra la più svariata umanità, alla ricerca del bello, delle curiosità e di tutto quello che il Pianeta può offrire. Ogni volta che arrivano in un posto nuovo, Gabriel tira fuori il suo tablet e Sabine sceglie un libro da leggere. Le passioni della donna sono legate agli scritti di Vasilij Grossman e Platonov, mentre l’uomo rileggerebbe sino allo sfinimento Hemingway o le poesie di Kavafis. Le loro passeggiate, invece, sono uniche e indimenticabili, in spiaggia o sulla neve, a seconda dei luoghi visitati: si sentono i padroni del mondo. La tenerezza, quella che fa bene all’anima, Sabine non gliela fa mai mancare. Gli abbracci, quelli improvvisi e unici nella loro bellezza, la donna li riserva a lui, solo a lui. Una sera, però, le cose cambiano, perché il bello non dura per sempre. Sabine è al computer, intenta a guardare i voli in partenza per Berlino. Un giorno, Sabine non c’è più e Gabriel non può, non vuole lasciarla andare e si precipita in aeroporto, deve fermarla, deve fermare quell’aereo, deve fermare il tempo, la loro favola lo merita! Il volo però sta partendo, proprio in quel momento, proprio in quell’istante, distruggendo ogni cosa, alienando ogni magia. Ed è così che rimane Gabriel, impietrito, senza speranza e il cuore spezzato: Sabine è andata via e con lei ogni speranza e ogni esperienza vissuta...

Un libro profondamente seducente Chiedi alla luce di Tullio Avoledo, fondato su un ginepraio di storie che creano una trama apparentemente frammentaria, ma, in realtà, potentemente solida. Si chiama Gabriel l’indiscusso protagonista del romanzo, un noto architetto che si ritrova faccia a faccia con un tumore in fase terminale. Gabriel non ha però un solo volto; attraverso la sua figura, l’autore disegna magistralmente i tratti dell’arcangelo Gabriele, catapultando il poliedrico personaggio in una storia fatta di storie. È un romanzo, quello di Avoledo, che trascina il lettore in una sorta di pellegrinaggio nello spazio e nel tempo, in vicende volutamente confusionarie ma assolutamente lineari, di una linearità non sempre semplice da cogliere, ma vigorosamente presente. Le storie che si intrecciano sono in parte di natura storica, fatti drammatici realmente accaduti, come la strage del ghetto di Minsk o quella degli insorti della Comune di Parigi e in parte narrano di fatti privati, se pur terribili, appartenenti a vite sconosciute. Avoledo disegna in maniera attenta e con dovizia di particolari un Gabriel umano, che durante il suo viaggio veste i panni dell’Arcangelo, che non si pone mai in posizione giudicante, peregrinando in una moderna società già fortemente additata e giudicata. Chiedi alla luce, il cui titolo è un omaggio a Ovidio e a una sua celebre citazione, è un romanzo che lascia apparentemente il lettore sospeso tra realtà e immaginazione, tra concretezza e fantasia. In verità, l’intensità che lo contraddistingue e la scrittura chiara ed essenziale di Avoledo inducono a profonde riflessioni sulla varietà dell’animo umano, capace di infinita aridità laddove sembra esserci solo il bene e di grande umanità, laddove sembra regnare solo il male. Ancora una volta, la bella penna dell’autore friulano si fa portavoce dei tormenti del nostro presente, circa le dinamiche che caratterizzeranno il futuro e lo fa ponendo particolare attenzione alle emozioni e alle più vive sensazioni dell’umanità, tracciando così la sagoma di un mondo lontano con l’intento di comprendere quello attuale.



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