Città della pianura

Città della pianura
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1952. Il ranch di Orogrande è a poche miglia dalla valle del Rio Grande e dal confine: un po' più a sud di Alamogordo, nel New Mexico, e un po' più a nord di El Paso, nel Messico. Nel mezzo. Qui il lavoro dei cowboy va avanti quasi come un secolo prima, tra fatica e solitudine, agli ordini del burbero ma paterno Mac, che sta cercando di evitare che il Governo Usa acquisti il terreno dove sorge il ranch, come sta facendo con tutti gli allevamenti vicini per costruire basi dove ammassare missili o roba simile. Tra i cowboy di Orogrande ci sono anche John - considerato una specie di "mago dei cavalli" per la sua straordinaria capacità di comprendere e domare questi animali - e Billy, che hanno costruito una salda amicizia fatta di lunghi silenzi e di complicità. Durante una delle tante visite ai bordelli messicani di confine, John nota una prostituta poco più che bambina, con l'atteggiamento da scolaretta e i lunghi capelli nerissimi: non ha il coraggio di andarci, ma da quel momento non fa che pensare a lei. Torna nel bordello un paio di settimane dopo, ma non trova più la ragazzina: chiede di lei, la cerca, la vuole, si rivolge a un tassista che lo accompagna di bettola in bettola, guidando per strade buie e malfamate. Alla fine, dando in mancia tutti i 37 dollari che ha in tasca - un'enormità – riesce a sapere dov'è: al "White Lake", un bordello per benestanti, non certo per un giovane cowboy dagli stivali infangati come lui. Incurante di tutto, John si reca al "White Lake", paga la ragazza per una notte intera e si innamora senza più rimedio di lei. Il suo nome è Magdalena, soffre di epilessia e la sua gioventù è stata segnata da dolore e degrado: John si mette in testa di sposarla e salvarla, e chiede a un riluttante Billy di fare da intermediario con il feroce tenutario del bordello in cui lavora la ragazza, Eduardo...
Il capitolo finale della Border Trilogy (e del resto il titolo non è mica stato scelto a caso) si svolge come i primi due a cavallo (!!) del confine tra Stati Uniti e Messico. Meno prevedibilmente, Cormac McCarthy qui riunisce due dei protagonisti dei precedenti - e indipendenti tra loro - romanzi Cavalli selvaggi e Oltre il confine, John Grady Cole e Billy Parham, mettendoli al centro di una struggente storia d'amore, violenza e povertà. Una storia senza zucchero, ma in compenso con molto sale, di quello che sulle ferite brucia, di quello che dà sapore alle lacrime. C'è del romanticismo nella testarda determinazione con la quale il solitario cowboy che si trova più a suo agio tra i cavalli che tra gli uomini cerca di coronare il suo sogno d'amore, ma è un romanticismo rude, minimale, selvatico. E non c'è un lieto fine a cambiare le prospettive, a lenire il dolore, anzi. In questo Città della pianura non mancano momenti felicissimi nell'ispirazione, capaci di emozionare nel profondo, ma non mancano neppure passaggi confusi, lungaggini, aridi trucchi del mestiere. Mccartismi.

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